Una nuova visuale delle priorita’ in sanita’

L’impianto dei servizi sanitari sta andando incontro a importanti modifiche concettuali.

Al riguardo, sono apparsi alcuni interessanti articoli sul New England Journal of Medicine, British Medical Journal e nell’ambito della priority setting partnership (PSPs).

Questi punti di vista partono dalla considerazione che il valore realizzato finora dai diversi sistemi sanitari è inferiore all’atteso e molto costoso (oggi addirittura insostenibile).

La causa di tutto ciò risiede nel fatto che i valori e le priorità sinora perseguite sono quelle definite dai medici e non dai pazienti (www.lindalliance.org, Deane KHO, et al. BMJ Open 2014;4:e006434. doi:10.1136/bmjopen-2014-006434, BMJ 2015;350:g7848) e che persino l’evidence-based medicine poggia su presupposti in parte scorretti (Chandra A, et al. N Engl J Med 2015;372(3):203-205).

La sanità del futuro probabilmente dovrà basarsi sulle priorità definite dai pazienti insieme ai medici, come sostenuto dalla James Lind Alliance.

Chirurgia bariatrica per i diabetici di tipo 2 obesi

Le più recenti linee guida del NICE (National Institute for Health and Care Excellence inglese) suggeriscono di offrire l’intervento chirurgico (chirurgia bariatrica) ai pazienti che mostrano un Indice di Massa Corporea >35 e che abbiano sviluppato un diabete di tipo 2 negli ultimi 10 anni. L’intervento peraltro può essere considerato anche per masse corporee >30 a giudizio del medico. Importante è che i soggetti operati vengano monitorati per almeno 2 anni dal servizio di medicina bariatrica per valutare se compaiono carenze nutrizionali o minerali e per agire in modo proattivo sull’aderenza alle indicazioni dietetiche, a quelle farmaceutiche e al movimento fisico. Il maggior costo (£ 27 milioni/anno) dovrebbe essere azzerato entro 2 anni e tradursi successivamente in risparmio per il Servizio Sanitario, dovuto quasi interamente alla riduzione delle cure per il diabete e le sue complicanze, che oggi in UK assorbono il 10% circa della spesa sanitaria. La raccomandazione è che la chirurgia venga effettuata al più presto dopo la comparsa del diabete di tipo 2, onde ridurne la gravità.

(BMJ 2014; 349:g7246) – (BMJ 2014; 349:g6608)

Sirchia: riconvertire i piccoli ospedali per gli anziani e farli gestire a Mmg

Ho il piacere di condividere con voi l’intervista pubblicata su “Doctor33” di oggi.

 

intervista sirchia doctor 33 copia

Gestire i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA)

Una priorità del Servizio Sanitario italiano

Il Servizio Sanitario Nazionale presenta una grande variabilità tra le diverse aree del Paese in termini di quantità, qualità e costo delle prestazioni erogate. Tale variabilità elevata viene evidenziata non tanto da sistematiche rilevazioni di dati (che sono ancora poco accurati e tardivi) quanto da valutazioni episodiche e dai comportamenti degli utenti: ad esempio ancora oggi la migrazione di pazienti per ragioni sanitarie è elevata, con ben 900.000 persone ogni anno che si spostano dalle loro Regioni di residenza verso altre aree per ottenere cure migliori. Anche le lunghe liste di attesa sono un effetto della inadeguata capacità di fornire servizi di alcune strutture sanitarie. Tale variabilità è notoriamente fonte di sprechi oltre che di disservizi ed è una priorità da risolvere. A questo fine il Movimento Italia Equa e Solidale (IES) propone che la definizione dei LEA (compito esclusivo dello Stato) abbia ad intendersi non come mera definizione delle prestazioni sanitarie che le Regioni sono tenute ad erogare, ma anche come numero, qualità e costo di tali prestazioni, che debbono essere erogate uniformemente in ogni area del Paese secondo standard di quantità (numero per 1000 abitanti), esito (qualità) e di costo, definiti periodicamente dal Governo centrale in base ai dati epidemiologici delle Regioni e da esso verificati sistematicamente con i propri servizi ispettivi. Se il rispetto degli standard non è soddisfacente, è compito dello Stato, in quanto garante del diritto costituzionale alla salute di ogni Italiano, intervenire con azioni correttive, dalle più semplici alle più drastiche, anche con interventi sostitutivi in casi estremi.

I LEA, così concepiti, ed il loro controllo, divengono anche una occasione di misurare le performance delle Regioni (e cioè la loro capacità di trasformare le risorse in servizi, il value for money), di migliorarle progressivamente e quindi di ridurre gli sprechi, che in Italia superano verosimilmente il 20% della spesa sanitaria. Oggi in Italia si sta lavorando alla definizione dei costi standard, che tuttavia non devono rappresentare il mezzo per ridurre la spesa (più che di costi si tratta infatti di spesa) a scapito della qualità, come temiamo possa accadere. Gli standard devono essere visti come una banda di valori che in prima approssimazione potrà anche essere abbastanza larga, ma che si andrà a restringere nel tempo per progressivi aggiustamenti, man mano che i dati raccolti diverranno più accurati e puntuali e man mano che le Regioni sapranno utilizzarli per affinare la loro capacità di programmazione e controllo dei servizi erogati.

La sanità è un sistema complesso, ed in Italia diversi suoi ambiti necessitano di revisione. IES ha identificato gli ambiti principali (vedi “Salute e Sanità” su www.italiaies.it), ma è fortemente convinto che il primo e più importante passo di rinnovamento è proprio costituito dalla definizione e gestione dei LEA da parte dello Stato. Pertanto IES si impegna a monitorare le azioni che le Istituzioni vorranno attuare in questo settore.

Girolamo Sirchia
per IES (Movimento Italia Equa e Solidale)

La prevenzione negli anziani

L’utilizzo di misure di prevenzione nei soggetti anziani deve essere condizionata da due fattori:
1. aspettativa di vita. Quando questa è limitata a causa di età avanzata, comorbilità e limiti funzionali, il rischio di eventi avversi delle misure di prevenzione può superare i vantaggi
2. il tempo necessario ad avere i benefici.
In linea di massima le misure di prevenzione sono giustificate quando il fattore 1 è superiore al fattore 2.
E’ importante sottolineare che la sola età del soggetto non è sufficiente a decidere se effettuare o meno l’intervento di prevenzione: è l’attesa di vita che conta e questa può essere derivata da alcuni parametri come le condizioni funzionali di organi ed apparati e la comorbilità (Yourman LC et al. Prognostic indices for older adults: a systematic review. JAMA 307, 182-92, 2012; Lee SJ et al. Development and validation of a prognostic index for 4-year mortality in older adults. JAMA 295, 801-6, 2006).
Si dovrà procedere nel seguente modo negli anziani:
1. determinare l’aspettativa di vita usando l’indice di Lee et al con il calcolatore riportato sul sito http://eprognosis.ucsf.edu
2. determinare il tempo necessario ad osservare i benefici (Lee SJ et al. Time lag to benefit after screening for breast and colorectal cancer: meta-analysis of survival data from the United States, Sweden, United Kingdom and Denmark. BMJ 2013;346:e8441).
Se il fattore 2 è significativamente inferiore al fattore 1 l’intervento sembra giustificato.

(Lee SJ et al. Incorporating “lag time to benefit” into prevention decisions for older adults. JAMA 310, 2609-10, 2013)