Riconfigurazione della sanità londinese

Il servizio sanitario a Londra verrà ridisegnato come segue:

1. i Dipartimenti di Emergenza (pazienti in pericolo di vita) vengono ridotti di numero
2. l’urgenza (pazienti con patologie urgenti, ma non in pericolo di vita) verrà affrontata con nuove Guardie Mediche (Darzi centres) aperte 24 ore al dì, 7 giorni la settimana
3. vi sarà un Trauma Centre al St. Mary’s
4. verranno attivati nuovi Ospedali locali
5. verrà potenziata la chirurgia ambulatoriale
6. verrà potenziato il trattamento degli anziani fragili e dei pazienti psichiatrici affidandoli ad un medico responsabile per seguirli nel tempo e assicurare la continuità e l’integrazione delle cure.

(BMJ 2013;347;f6593)

Il Servizio Sanitario italiano. Luci ed ombre

(Riassunto del Rapporto Oasi 2013 presentato il 20 gennaio 2014 dal Cergas Bocconi)

Il Servizio Sanitario Nazionale italiano:

1. è sobrio (spesa pro capite US$ 2,418, assai meno degli altri europei avanzati, inclusa la Gran Bretagna). Nel 2012 la spesa sanitaria è aumentata rispetto al 2011 di solo 0,8%; l’aumento dal 2001 al 2010 è stato solo del 4,1%.

2. con un disavanzo in calo: 1 miliardo di Euro nel 2012, pari allo 0,9% della spesa pubblica corrente.

3. è appropriato: quarto per inappropriatezza dal basso rispetto ai Paesi europei.

Quali sono i problemi?

1. Ha investito troppo poco per tecnologia e infrastrutture (€ 59 pro capite).

2. Ha investito poco nella riorganizzazione dei servizi (necessaria per i cambiamenti epidemiologici) e nella sperimentazione di soluzioni organizzativo-gestionali nuove.

3. Le Regioni in Piano di rientro hanno tagliato su personale, farmaci, servizi al pubblico, con tagli lineari che non tengono conto di merito, qualità, importanza, ma lasciano intatte le ridondanze ad ogni livello e non incidono affatto sull’organizzazione (esempio piccoli Ospedali che non vengono trasformati in strutture intermedie e inseriti in Aziende-Rete, né chiusi).

4. Continua o peggiora il divario tra le Regioni per i servizi sanitari, con relativa migrazione dei pazienti (che si riduce per mancanza di mezzi di questi ultimi). Anche il socio-sanitario è in sofferenza. In sintesi le Regioni in Piano di rientro hanno dimostrato di non sapere migliorare la performance sanitaria, e hanno speso meno a spese dei malati e del personale. Mancando gli standard di quantità, qualità e costo dei servizi erogati e di un Ministero che rilevi le inadempienze è anche difficile un vero intervento correttivo, e viene così leso il diritto alla salute di alcuni cittadini.

5. Ritardati pagamenti ai fornitori, con conseguenze gravi sull’economia delle imprese fornitrici, aumento del contenzioso, gravi ritardi del sistema giudiziario che riduce la certezza del diritto e alla fine costi maggiori per la finanza pubblica (interessi da pagare, corruzione, contenzioso, ecc.).

6. Demotivazione del personale, le cui assenze sono un poco più elevate di quelle registrate in altri ambiti della Pubblica Amministrazione.

7. Continua a mancare un vero chronic disease management con presa in carico, continuità delle cure, rete di servizi di prossimità.

8. I contratti di lavoro sono molto rigidi e la quota variabile dello stipendio è quasi inesistente.

9. Centralismo regionale. La Regione non si limita a programmazione e controllo, ma pianifica rigidamente e gestisce, svuotando di significato le Aziende sanitarie che non sono autonome. Le nomine e gli appalti hanno inoltre una contaminazione politica inaccettabile.

10. Continuano gli sprechi (spese improduttive).

Cosa ci serve

1. Ridisegnare l’Welfare, riunendo assistenza sociale e sanitaria, incluse le strutture intermedie, in una rete di servizi socio-sanitari che poggi su Case della Salute e includa Ospedale locale, RSA, medici di medicina generale nel loro studio, e domicilio, con un efficace chronic disease management.

2. Realizzazione delle ARS (Aziende Rete dei Servizi Sanitari e Sociali), vigilate dalla ASL che deve valutare i risultati di quantità, qualità e costo dei servizi e applicare azioni correttive.

3. Istituire Poliambulatori-Guardia Medica per le prestazioni urgenti (lasciando solo le emergenze al Pronto Soccorso) e le visite domiciliari nei centri molto popolari, a supporto dei medici di medicina generale che operano isolati.

4. Aggiornare e motivare il personale con contratti meno rigidi, riconoscimento dei meriti, didattica e ricerca. Potenziamnento delle capacità di management. Ripensare la libera professione dei medici in modo più liberale.

5. Investire in infrastrutture e tecnologia, ma anche in innovazione e ricerca sanitaria e in nuovi modelli di organizzazione e gestione.

6. Diminuire l’invadenza della politica in sanità, principalmente sottraendo alla politica le nomine.

Rapporto Oasi 2013 presentato il 20 gennaio 2014 dal Cergas Bocconi su www.sossanita.it/doc/2014_01_OASI_Cap9_2013.PDF

Chi sbaglia non paga

Con la vicenda di Stamina abbiamo fatto davvero brutta figura e siamo stati molto criticati dalla scienza internazionale. Abbiamo infatti visto innanzi tutto la debolezza delle Istituzioni sanitarie che non hanno saputo spiegare alla gente che in medicina le illusioni sono dannose per i malati, per le loro famiglie e per la sanità. L’esperienza del passato, con i relativi rimedi magici rivelatisi poi illusioni e raggiri, non ci ha insegnato niente. Le Istituzioni sanitarie hanno cercato di barcamenarsi, di dire ma senza esporsi troppo, di prendere tempo. Abbiamo visto poi magistrati che hanno imposto la cura Stamina sostituendosi ai medici e ai ricercatori. Adesso Stamina è inquisita per truffa. Mi domando: chi risponde dei soldi pubblici gettati al vento per trattare con Stamina i malati? Cosa dicono quei magistrati che hanno imposto il trattamento? Non è ora che chi sbaglia paghi? Ma questo è il Paese dove gli sbagli e le omissioni non sono mai figli di nessuno. E’ sempre colpa di qualcuno che alla fine non si identifica. Per questo da noi non paga mai nessuno per i danni provocati (a meno che non si tratti di cittadini qualunque, perché in tal caso il rigore è spesso anche troppo severo).

La Sanità oggi

Too much care for some patients
Too little care for others
Wrong care for many

(Baicker K, Levy I. Coordination versus competition in health care reform. N Engl J Med 369, 789-91, 2013)

L’accesso tempestivo e comodo e l’accoglienza amichevole, la qualità, appropriatezza e sicurezza, il coordinamento, la continuità delle cure, il rispetto del paziente sono gli obiettivi prioritari per tutti i servizi sanitari dei Paesi Occidentali e si definiscono globalmente come “sanità centrata sul paziente”, cioè il paziente (e non altre figure o interessi anche se legittimi) deve essere l’obiettivo primario. Peraltro la perduta centralità dell’utente connota tutti i servizi pubblici, in modo più o meno grave. In alcuni casi si ha la fondata impressione che i dipendenti pubblici odino gli utenti, in quanto trasferiscono su questi ultimi l’avversione che si è in loro generata dalla cattiva gestione dell’Ente da cui dipendono e dalle persone al vertice nominate dalla politica.

Poca capacità, inerzia, inefficienza, impostazione burocratica, assenza di missione, continue rivendicazioni e scontri fanno sì che in Sanità a fronte di un aumento delle spese si ottengano servizi insoddisfacenti e persino danni alla salute degli utenti. E’ necessario ripristinare i valori fondanti del nostro Servizio Sanitario Nazionale , con un piano strategico globale da attuarsi progressivamente con la tecnica dei piccoli passi. Per conseguire lo scopo, tuttavia, è necessario ottenere preliminarmente due risultati:

1. estromettere la politica dalla gestione quotidiana e spicciola della Sanità: non nomine politiche, ma persone di dimostrata capacità

2. eliminare l’inamovibilità del personale pubblico, introducendo criteri di riconoscimento del merito e dei comportamenti virtuosi anche in termini monetari.

Se questi due indispensabili prerequisiti saranno raggiunti, si potrebbero impostare le azioni elencate di seguito, che consistono in modifiche dell’Ospedale, ma soprattutto nel potenziamento dell’assistenza sanitaria e sociale del territorio, cioè fuori dall’Ospedale. Infine trasversale a tutta la sanità è la rimotivazione e qualificazione continua del personale sanitario, che è oggi mortificato sia nella sua professionalità che nel suo status sociale. Infatti con l’ingresso in Sanità di amministrativi e manager e con il crescente rilievo dell’economia rispetto ai bisogni del malato, i medici ed il restante personale sanitario sono stati progressivamente emarginati e non hanno in pratica più alcun potere decisionale, cosicché al medico, che rimane il vero riferimento del paziente, si addossa la responsabilità delle cure, ma senza i poteri di organizzare ed espletare al meglio tali cure. Egli oggi deve muoversi all’interno di un sistema rigidamente burocratico e ricco solo di vincoli e sanzioni, ma assai povero di capacità organizzativo-gestionale, autonomia, amore per la medicina e rispetto per il malato. Noi crediamo che la funzione del medico e del restante personale sanitario vada ripristinata attraverso alcune iniziative di riqualificazione e rimotivazione, quali:

1) organizzare i reparti clinici per ricoveri d’elezione in aree mediche e aree chirurgiche, affidando la gestione olistica del malato a specialisti in medicina interna e chirurgia generale, che convocheranno gli specialisti al bisogno, senza trasferire se possibile il paziente. Oggi infatti il frazionamento della prestazione tra diversi specialisti ha  fatto perdere una visione unitaria del malato come persona.

2) compattare gli Ospedali e gerarchizzarli in Ospedali locali e Ospedali di riferimento.

3) modificare la medicina territoriale e legare gli Ospedali locali alle strutture territoriali (Case della Salute, Poliambulatori-Guardia Medica, Medici Generalisti, strutture intermedie di riabilitazione o di lunga degenza, domicilio assistito del paziente individuale o collettivo). Ciò può essere meglio ottenuto costituendo le Aziende-Rete dei servizi sanitari (vedi Allegato “Nuova Sanità territoriale: le Aziende-Rete di servizi sanitari”).

4) inserire le RSA nel sistema sanitario a carico del Servizio Sanitario Nazionale, migliorandone la qualità e utilizzandole però sia per ricoveri di convalescenza che per lungo degenza, collegandoli e integrandoli con gli altri presidi del sistema.

5) motivare il personale sanitario, dotarlo di tutte quelle possibilità che sostengono la professionalità (aggiornamento, didattica, ricerca, carriera, remunerazioni adeguate, ecc.).

6) ridurre gli sprechi, investire nella qualità e nel suo miglioramento continuo, educare il pubblico all’uso dei servizi, ripristinare l’educazione alla salute e alla sanità.

7) ridare al Ministero della Salute le funzioni sue proprie di garante della salute, con il compito di definire i servizi ed i costi standard che devono essere erogati in ogni area del Paese, verificando che essi vengano rispettati, intervenendo in caso contrario con misure correttive efficaci. Ma anche riportando in capo al Ministero stesso tutte le iniziative di salute pubblica, di prevenzione e di promozione della salute, di informazione e di marketing sociale per modificare i comportamenti del pubblico e per contrastare le iniziative commerciali che possono influire negativamente sugli stili di vita salutari.

Allegato. Nuova Sanità Territoriale: Le Aziende-Rete di Servizi Sanitari

Collaborare per gestire meglio

In Gran Bretagna il Segretario di Stato alla Sanità ha deciso di affiancare ai manager degli Ospedali che non raggiungono gli obiettivi stabiliti “supermanager” reclutati tra i medici esperti e i manager di industrie e di gemellare un Ospedale debole con un Ospedale eccellente, per reciproche consultazioni e collaborazioni, pubblicizzando i risultati in modo semplice e chiaro a beneficio dei cittadini.

(BMJ 2013;347:f5727)