Per le donne con alto rischio di tumore al seno

Nel Regno Unito il National Institute for Health and Care Excellence (NICE) ha emanato una linea guida che offre alle donne di età superiore a 35 anni con storia familiare di cancro al seno la possibilità di prevenzione mediante trattamento per 5 anni con tamoxifene (se l’utero è stato asportato) o raloxifene ( se l’utero è presente). Questo trattamento riduce di 1/3 il rischio di sviluppare la malattia ed è l’alternativa alla mastectomia preventiva che è stata finora usata da alcuni.

(PBMJ 2013,346:f4116)

Effetti imprevisti del sale da cucina

In condizioni sperimentali, una dieta ricca di sale potenzia la produzione/attività degli Helper T lymphocytes, ossia di quelle sottopopolazioni di linfociti T che producono citochine (interleuchine 17, 21 e 22) che hanno forti attività antinfiammatorie e difendono da batteri e funghi, ma conferiscono anche suscettibilità alle malattie autoimmuni, cioé generate dall’aggressione dell’organismo verso propri componenti. Non è noto se anche nell’uomo un incremento di sale potenzi l’autoimmunità. Per ora sappiamo solo che l’infusione terapeutica di soluzioni saline ipertoniche nell’uomo riduce l’incidenza di infezioni post-operatorie.

(van der Meer JWM e Netea MG. A salty taste to autoimmunity. NEJM 368, 2520-21, 2013)

Attenti al diabete

Il diabete è una malattia che deriva dall’interazione tra fattori genetici, ambientali, stili di vita, stress psico-sociale. La cura necessita innanzi tutto che la malattia venga diagnosticata e che il suo decorso venga monitorato accuratamente nel tempo, con l’applicazione di interventi di tipo tecnologico, farmacologico e psicologico che devono essere proposti al paziente in modo proattivo con il supporto non solo della tecnica, ma soprattutto dell’organizzazione. L’obesità, il fumo di tabacco, l’inattività fisica, l’ipertensione arteriosa, l’eccessivo consumo di sale vanno combattuti strenuamente e continuamente perché sono fattori causali della riduzione di sopravvivenza dei diabetici (circa 6 anni rispetto ai soggetti non diabetici). Il diabete è una malattia sociale, in quanto ha pesanti ripercussioni sulla società. Per questo è tutta la società che deve impegnarsi nel contrasto alla malattia.

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Criteri di diagnosi del diabete

HbA1c = ≥ 6,5%
Glicemia a digiuno = ≥ 125 mg/dL
Glicemia da carico = ≥200 mg/dL
(2 ore dopo l’assunzione di 75 g di glucosio per os)

Criteri di diagnosi del pre-diabete

HbA1c = 5,7-6,4%
Glicemia a digiuno = 100-125 mg/dL
Glicemia post carico = ≥160 mg/dL

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(Cham JCN. Diabetes and non-communicable disease. Prevent the preventables. JAMA 310, 916-17, 2013)

Il medico sciatto

Molti medici oggi non vestono più in modo classico: non portano il camice, non portano cravatta, hanno aspetto anonimo e trasandato (scruffy doctors). Molti pazienti non sembrano contenti di questo cambiamento: essi lamentano di non capire più chi è medico e chi non lo è, e ritengono che l’immagine del medico ed il suo ruolo ne soffrano molto. Né vi è ragione di ritenere che questo abbigliamento comporti meno rischi di trasmettere germi ai pazienti: non vi è alcuna prova in tal senso: ciò che serve a questo fine è lavare le mani e pulire bene gli ambienti. L’aspetto trasandato e informale richiama invariabilmente il concetto di poco pulito, e questo è davvero un pericolo per il paziente. Dobbiamo ritornare a potenziare le misure igieniche, quelle dell’igiene dell’era pre-antibiotica, perché essa è sempre attuale e fondamentale e i giovani medici in particolare devono tornare a conoscerla ed apprezzarla; l’igiene rinasce dalle sue ceneri come una fenice man mano che aumentano le resistenze agli antibiotici e sono troppo pochi i nuovi antibiotici allo studio.

(Dancier S. Put your ties back on. BMJ 2013;346:f3211)

Direttori Generali Medici per gli Ospedali

Le migliori organizzazioni sanitarie in USA (Kaiser-Permanente in California, Intermountain Healthcare in Utah, Virginia Mason in Seattle) sono dirette da medici che uniscono ad un’alta credibilità da parte dei loro colleghi una conoscenza profonda di ciò che va fatto per migliorare la qualità e una capacità di motivare i medici a darsi come obiettivo principale la qualità dei servizi erogati al paziente. E’ un cambio culturale prima che tecnico e bisogna saperlo realizzare. Solo così si possono ridurre gli sprechi legati a scarsa attenzione al malato e alla preoccupazione di osservare standard e sanzioni imposti dall’alto (Ham C. BMJ 2013;346:f3668).

Recentemente sono stati sviluppati alcuni indicatori di spreco, che possono essere utili per aiutare i medici a perseguire il loro obiettivo di qualità (Am J Med Qualità 2013;doi:10.1177(1062860613486830).