Le statine sono un ottimo farmaco

Oggi alla luce della grande mole di studi e di dati disponibili si può ritenere per certo che:

❶ le statine riducono il rischio cardiovascolare (infarto miocardico, ictus) in misura proporzionale all’entità di tale rischio (più alto il rischio, più efficaci sono le statine);

❷ gli eventi avversi da statine sono generalmente brevi e reversibili;

❸ l’azione benefica delle statine si esercita in modo non del tutto conosciuto e forse legata, ma solo in parte, alla diminuzione del tasso ematico di LDL-colesterolo (LDL-C). Infatti altri farmaci che abbassano il tasso di LDL-C non sembrano influire sul rischio cardiovascolare e, di converso, il farmaco che oggi meglio sembra proteggere da tale rischio, l’empaglifozina (un inibitore dei trasportatori sodio-glucosio), non agisce attraverso una diminuzione dell’LDL-C ematico.

Lehman R. Where next with statins?. BMJ Blog, September 17, 2016)

Mantenersi in salute è un ottimo investimento

Pensare alla propria salute per tutta la vita premia. Il fumo di tabacco, l’inattività fisica e la cattiva alimentazione sono da sole responsabili di oltre 1/3 delle morti premature.

Mc Ginnis JM et al. The case for more active policy attention to health promotion. Health Aff 21, 78 – 93, 2002

La Medicina basata sull’evidenza oggi

La medicina basata sull’evidenza mantiene tutto il suo valore ad almeno 3 condizioni:

  1. l’evidenza sia ben documentata;
  2. essa serva al medico per comunicare al paziente qual è oggi il modo (o i modi) migliori per trattare una patologia;
  3. non sia un modo per imporre al paziente la volontà del medico.

La decisione in medicina deve essere condivisione tra medico e paziente al termine di una conversazione amichevole. Così la decisione avrà più possibilità di successo clinico e umano.

(Editorial. Caring with evidence-based medicine. Evidence alone should never dictate care for a patient. BMJ 2016; 353:i3530)

Il burn-out dei medici

Il burn-out colpisce circa metà dei medici e, indirettamente, i pazienti e il Servizio Sanitario Nazionale, perché quando il medico è scontento del suo lavoro l’attenzione al paziente, ma anche alla famiglia e alla società tutta, si riduce considerevolmente. Il burn-out è in crescita e trova una causa nel difficile rapporto tra l’individuo e l’organizzazione con la preponderanza di quest’ultima rispetto ai valori del medico, alla sua motivazione, al suo ruolo e alla sua autonomia professionale.

E’ urgente che i rapporti tra le strutture sanitarie, sempre più orientate alla produzione e all’organizzazione aziendale, e i medici vengano ripensati perchè se i medici non sono più contenti del loro lavoro l’assistenza sanitaria incontrerà sempre maggiori difficoltà.

Epstein RM, Privitera MR. Doing something about physician burnout. Lancet 388, 2316-17, 2016.

La farmacogenomica

Tra il 2012 e il 2015 sono state segnalate all’FDA (Food and Drug Administration) più di un milione di complicanze da farmaci. Oggi la speranza è che la farmacogenomica (PGx), ossia la definizione del genotipo dei pazienti per quei geni che codificano gli enzimi deputati al metabolismo dei farmaci (ossia la loro velocità nel metabolizzarli) possa consentire di utilizzare i farmaci in dosaggi più personalizzati con meno effetti collaterali. E’ presumibile che fra non molto la farmacogenomica diventerà uno strumento indispensabile al medico per scegliere il farmaco più efficace per il singolo paziente con una dose calibrata per evitare o ridurre le complicanze. Ciò è particolarmente vero per farmaci come gli antidepressivi e alcuni anticoagulanti che funzionano in modo imperfetto in molti pazienti con uno sfavorevole rapporto rischio/beneficio. Questi farmaci rappresentano il 18% delle prescrizioni e includono anche antivirali, chemioterapici, immunosoppressori, statine e analgesici, ecc. La farmacogenomica pertanto si accinge a diventare un pilastro della medicina di precisione, che è anche un obiettivo dell’Amministrazione Obama negli USA.

Nel giro di 3-5 anni i clinici potranno disporre di uno strumento potente per migliorare la loro prestazione, ma è necessario ancora molto lavoro di ricerca e di organizzazione perché questo obiettivo diventi realtà.

Abbasi J. Getting Pharmacogenomics Into the Clinic. JAMA 316, 1533-35, 2016.