La capacità di governo

Ogni governo ha il compito di assicurare al suo popolo il benessere economico e psicofisico nella massima misura possibile. Sui risultati, misurati con una serie di indicatori, si può così valutare il suo operato e confrontarlo con quello di altri governi sia della stessa nazione/regione sia di altre nazioni/regioni. I risultati dovrebbero essere inoltre resi pubblici in termini chiari e comprensibili. Purtroppo, la nostra Costituzione (Art. 100) non prevede la trasparenza sui risultati conseguiti dal Governo e dalle Amministrazioni territoriali e locali, con grave pregiudizio per i cittadini che non sono così in grado di giudicarne l’operato.

Di questi indicatori esistono diverse versioni, da quelle più sintetiche a quelle più dettagliate ed essi esplorano diversi settori. Al nostro scopo interessano:

  1. quelli economici che valutino cioè lo stato dell’economia del Paese e la crescita economica (vedi Allegato A);
  2. quelli che misurano il benessere psicologico (vedi ad esempio la misurazione del benessere equo e sostenibile pubblicato dal Comitato CNEL-ISTAT nel 2012 che, in aggiunta al PIL (indicatore molto usato ma insufficiente), considera 12 domini e precisamente: ambiente, salute, benessere economico, istruzione e formazione, lavoro e conciliazione tempi di vita, relazioni sociali, sicurezza, benessere soggettivo, paesaggio e patrimonio culturale, ricerca e innovazione, qualità dei servizi, politica e istituzioni (www.cnel.it);
  3. quelli che misurano lo stato di salute della popolazione (vedi Allegato B) e quelli che valutano la performance degli erogatori di servizi socio-sanitari (vedi ad esempio quelli pubblicati in Gran Bretagna nell’appendice tecnica del NHS Outcomes Framework 2012/13
    (http://www.dh.gov.uk/en/Publicationandstatistics/PublicationsPolicyAnd Guidance/DH_131700).

Dal punto di vista pratico per la sanità proporrei alla Regione Lombardia di dedicare particolare attenzione e risorse ai seguenti punti:

  1. misurare gli outcomes e i PROMS (Patient-Related Outcomes Measures) sia nella sanità ospedaliera che in quella territoriale procedendo al relativo benchmarking e all’applicazione di eventuali misure correttive. La misurazione e i controlli devono prevedere anche ispettori operativi sul campo. I risultati devono poi essere resi pubblici;
  2. gerarchizzare gli Ospedali, prevedendo Ospedali locali a bassa intensità di cura e Ospedali di riferimento ad alta intensità di cura, strategicamente distribuiti sul territorio in misura minima sufficiente;
  3. utilizzare l’accreditamento per ammettere al rimborso sanitario solo le strutture che raggiungono livelli di qualità minimi predefiniti in numero minimo sufficiente. Ciò implica che i bisogni della popolazione vengano valutati preventivamente e si debbano assicurare in ogni area analoghe quantità e qualità dei servizi. Ricordiamo che l’eccesso di offerta comporta un eccesso di domanda e spreco di risorse;
  4. valorizzare le risorse umane e la loro motivazione professionale e sociale che include un moderno aggiornamento dei medici sia territoriali che ospedalieri con un ben articolato programma di Continuous Professional Development (CPD). In una organizzazione le persone sono la risorsa più importante e bisogna ricordare che esse non sono solo strumenti di lavoro, ma professionisti con cuore e mente. Per questo essi hanno bisogno di assicurarsi un benessere economico, ma anche uno status sociale, crescita e sviluppo professionale, possibilità di contribuire al raggiungimento di obiettivi. Ogni persona ha capacità latenti che il buon manager deve scoprire e valorizzare, creandole un ambiente favorevole e coinvolgendola nei valori e nelle responsabilità dell’organizzazione. Le persone vogliono essere parte di una missione. Esse vogliono essere orgogliose del loro lavoro, vogliono che la loro vita sia significativa, abbia uno scopo e non vogliono essere considerate solo un fattore produttivo. Se il manager cura solo l’aspetto della produzione le persone cercheranno altrove, fuori dal lavoro, la loro soddisfazione e il lavoro verrà da loro considerato come un peso da cui fuggire appena possibile (Covey SR: La leadership centrata sui principi. Franco Angeli editore, Milano, 2009, pagina 166). Negli ultimi anni in particolare, i medici sono stati marginalizzati nella società ed è prevalso in sanità un aspetto economicistico che l’ha disumanizzata, scontentando i pazienti e demotivando il personale sanitario. Gli amministratori devono smettere di considerare l’Ospedale come un’azienda, definizione che ha generato equivoci di ogni tipo e ha avuto conseguenze negative. Essi devono capire che l’Ospedale non è nato per fare economie in sanità, ma per curare i malati, anche se l’oculata e onesta gestione delle risorse è da considerarsi comunque un valore ed un obiettivo primario. Un buon manager deve capire fino in fondo la sanità e i suoi valori e diventare il supporto dei malati e del personale sanitario, creando loro un ambiente favorevole a svolgere il loro difficile lavoro. Questa è anche la premessa per acquisire e trattenere professionisti di alta qualità, fattore vitale per il successo dell’organizzazione. I medici chiedono di essere considerati professionisti e non fattori produttivi, vogliono essere coinvolti nelle scelte strategiche, avere la delega al governo clinico, riconquistare il loro naturale ruolo sociale e professionale;
  5. istituire e sperimentare le Case della Salute e le reti a decrescente intensità di cura (Ospedale, strutture intermedie, sanità territoriale, domicilio), in particolare per il trattamento dei malati cronici;
  6. effettuare ricerca sanitaria (ossia dell’organizzazione e gestione dei servizi sanitari) con particolare attenzione al Dipartimento come strumento di governo clinico;
  7. investire nella promozione della salute e nella educazione sanitaria della popolazione con una comunicazione moderna ripetuta e diffusa (marketing sociale);
  8. infine garantire ai cittadini una gestione della sanità trasparente e fortemente ancorata ai principi etici. A tal fine è necessario che i bilanci regionali vengano certificati e che tutte le delibere adottate vengano sottoposte al vaglio di una Commissione di Vigilanza di Parte Terza ispirata al D.Lgs. 231 dell’8 giugno 2001 (cosiddetta della compliance).

Professor Girolamo Sirchia

 

Allegato A

Indicatori di crescita economica della nazione
(M.F.R. Kets de Vries. Figure di Leader. Cortina Raffaello Editore, 2010, pp 102-103)

  1. Numero di start-up (+)
  2. Numero ed entità di investitori stranieri (+)
  3. Numero di impiegati dello Stato (-)
  4. Giovani che aspirano a lavorare per lo Stato (-) anziché intraprendere avventure imprenditoriali
  5. Corruzione (-)
  6. Distribuzione del reddito (soggetti molto ricchi o molto poveri (-)
  7. La giustizia ingiusta (-)
  8. Bilancia dei pagamenti
  9. Difficoltà nelle pratiche amministrative (eccesso burocratico) (-)
  10. Trovare lavoro per i giovani e la mezza età
  11. Criminalità

Allegato B

Indicatori di salute

Oltre al PIL e allo spread bisogna individuare una serie di indicatori di salute:

  1. Attesa di vita alla nascita
  2. Differenza di attesa di vita in rapporto al censo
  3. Mortalità totale e mortalità infantile
  4. Numero di fumatori
  5. Obesità infantile
  6. Suicidi e criminalità
  7. Screening obbligatori e vaccinazioni
  8. Accesso ai servizi sanitari
  9. Differenze territoriali in qualità e quantità dei servizi sanitari
  10. Servizi di urgenza ed emergenza
  11. Servizi sociali per vecchi e disabili
  12. Numero di poveri
  13. Numero di disoccupati

Vantaggi della “Casa della Salute” (Spigolature)

Uno studio dimostra che la Casa della Salute che offre un accesso facile e continuo, un dialogo con il personale sanitario e un coordinatore delle cure, che costituisca il riferimento di ogni paziente (La salute in Italia oggi, p. 28 e Spunti per una sanità migliore p. 59), riduce i problemi di frazionamento e scoordinamento delle cure. Alla fine del 2011 le Case della Salute accreditate negli USA erano 3.060 ed il numero sta crescendo rapidamente.

(Doty MM et al. “The role of care coordinators in improving care coordination; the patient’s perspective. Arch Int Med 172, 587-88, 2012)

Patient centered medical home – Casa della Salute (Spigolature)

Si basa su tre pilastri fondamentali:

  1. continuità delle cure (rapporto individuale per i cronici);
  2. accesso rapido, semplice e continuo;
  3. cure fornite da un team di sanitari.

(Bodenheimer T. Lessons from the trenches. A high-functioning primary care clinic. NEJM 365, 5-8, 2011)

Attività fisica e salute (Spigolature)

L’inattività fisica è un rischio primario di malattie cardiovascolari e di morte prematura. Gli individui inattivi hanno un rischio di infarto miocardico che è quasi il doppio dei soggetti attivi. Basta un’attività fisica moderata per eliminare questo rischio: 150 minuti alla settimana negli adulti, 300 minuti alla settimana per i bambini. Ma i vantaggi dell’attività fisica sono anche altri, come riportato nella seguente Tabella, ove è indicata anche la forza della evidenza scientifica di ogni affermazione.
(da Royal College of Physicians: Exercise for life, June 2012)

Appendice B
Tabella A1 – Relazione tra attività fisica (PA) e risultati di salute

Tabella

Le sette regole per la salute degli adulti (Spigolature)

Le sette regole per la salute degli adulti di Lester Breslow(1,2)

  1. Poco alcool
  2. Non fumare
  3. Esercizio fisico regolare
  4. 8 ore di sonno al dì
  5. Pasti regolari senza assunzione di cibi fuori pasto
  6. Peso corporeo normale
  7. Regolare consumo del breakfast

Un’indagine ha dimostrato che una persona di 60 anni che segue tutte le sette regole possiede la salute di una di 30 anni che segue solo due regole e che un uomo di 45 anni che segue almeno sei delle sette regole ha un’attesa di vita che è di 11 anni più lunga di quella di un coetaneo che segue solo tre regole o meno.

1) Belloc NB, Breslow L, Hochstim JR. Measurement of physical health in a general population survey. Am J Epidemiol 1971;93:328-36
2) Belloc NB, Breslow L. Relationship of physical health status and health practices. Prev Med 1972;1:409-21