Il Servizio Sanitario Nazionale italiano può migliorare?

Il servizio sanitario nazionale italiano (SSN) presenta oggi alcune vistose insufficienze in termini di equità, qualità ed efficienza, e pur non essendo eccessivamente costoso rischia di diventare presto insostenibile sul piano economico. Le principali cause di questa situazione ritengo siano le seguenti:

  1. Non essendo stati definiti standard di quantità, qualità e costo dei singoli servizi sanitari che le regioni debbano assicurare uniformemente,[1] esiste una iniqua variabilità fra le varie aree del Paese per cui alcuni cittadini in base al luogo di residenza non hanno accesso a servizi adeguati con conseguenti pericoli per la salute o migrazioni sanitarie con relativi disagi.[2]
  2. L’accesso ai servizi è difficile in alcune condizioni con tempi di attesa troppo lunghi e spesso la necessità di ricorrere a erogatori privati o alla cosiddetta libera professione ‘intra-moenia’ che tante perplessità etiche continua a sollevare.
  3. L’aggiornamento dei medici è mal strutturato e poco efficace e non è verificabile.
  4. Gli investimenti in tecnologia innovativa sono mal programmati, assai variabili da zona a zona e spesso non accompagnati da una adeguata preparazione del personale addetto.
  5. La gestione di tipo pubblico dei servizi è inefficiente e costosa, come è naturale attendersi quando si insiste ad applicare regole pensate per la pubblica amministrazione a organizzazioni che necessitano di gestione imprenditoriale. A ciò si aggiunga l’invadenza della politica nella sanità pubblica che notoriamente premia più l’appartenenza partitica che il merito, la qualità e l’efficienza.
  6. Il SSN non è disegnato sui bisogni dell’utente ma su altri interessi. Ciò accade per la debolezza dell’utente che si trova nella situazione di avere scelte limitate o assenti e non attivare quindi meccanismi di mercato. Utenza peraltro che spesso approfitta della gratuità dei servizi e ne usa in eccesso e in modo inappropriato.

Le numerose “riforme” attuate dalle regioni non hanno sortito risultati apprezzabili in quanto non hanno inciso sulle vere cause della disfunzione. Ciò non meraviglia perché il politico di professione non ha la possibilità di contrastare interessi organizzati e clientele politiche pena la perdita del consenso. Questo è il motivo per cui io ritengo che gli esecutivi ministeriali o regionali non dovrebbero essere costituiti da politici ma da tecnici esperti nel rispettivo settore.

Per migliorare davvero sono, a mio avviso, necessarie poche incisive operazioni e precisamente:

  1. a) I grandi ospedali di riferimento e le strutture territoriali ad essi annesse (poliambulatori specialistici, Walk-in centres, strutture di ricovero a medio termine per la dimissione protetta) devono essere trasformati in fondazioni di diritto privato e dotati di un piccolo Consiglio di Amministrazione (CdA) costituito da rappresentanti dei benefattori, dei capitali no profit, dei dipendenti, ecc. che nomini ed eventualmente rimuova un direttore generale e un collegio di direzione capaci di assicurare una gestione imprenditoriale sulla struttura e una forte motivazione al personale avendo piena libertà e autonomia ancorché sottoposte alla programmazione e al controllo del CdA e della regione.

Il Decreto legislativo n. 288 del 16 ottobre 2003 sul Riordino della disciplina degli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico, a norma dell’art. 42, comma 1, della legge 16 gennaio 2003 n. 3 aveva lo scopo di trasformarli in fondazioni di diritto privato e di costituire una rete nazionale di strutture di alta qualificazione e di riferimento.

La legge tuttavia è stata affondata grazie a due interventi esterni, il primo ad opera della commissione sanità della Camera (che pretese di aggiungere al termine fondazione la specifica di natura pubblica) e il secondo da una sentenza della Corte Costituzionale (n. 270/2005) che, su ricorso di alcune regioni, stabilì che lo statuto delle fondazioni in oggetto doveva essere redatto dalle regioni di appartenenza e non dallo Stato. Non è stato colto dalla Corte il valore di una rete sopraregionale di strutture di riferimento, valore che è stato ad esempio dimostrato dall’IRCCS Spallanzani di Roma in occasione dell’epidemia di Sars, di Influenza Aviaria e di Ebola o dalla rete degli IRCCS oncologici ai fini di assistenza e di ricerca. Sta di fatto che oggi gli IRCCS hanno perso ogni valore aggiunto rispetto ai normali ospedali regionali e l’Italia non ha saputo creare strutture di riferimento e reti di assistenza e di ricerca.

Per quanto riguarda i collegi di direzione sopra menzionati ho più volte auspicato che essi siano costituiti dai capi dipartimento dell’ospedale e continuo a ritenere che questi ultimi debbano guidare un dipartimento che ottenga dal CdA i poteri e le risorse necessarie a svolgere in modo autonomo il ruolo di governo clinico che gli spetta, ossia a rispondere in termini di quantità, qualità e costo delle prestazioni effettuate al budget negoziato con l’amministrazione centrale dell’ospedale senza inutili vincoli e interferenze che hanno dimostrato di saper solo smorzare il potenziale dei medici e del dipartimento stesso. Auspico in altri termini che il dipartimento acquisisca caratteristiche simili a quelle delle divisioni industriali delle grandi aziende private.

  1. b) Passare al metodo dell’assistenza indiretta: il paziente paga le prestazioni che riceve e le regioni lo rimborsano del tutto o in parte in tempi brevissimi. Per i veri indigenti le prestazioni restano gratuite. E’ noto che l’indiretta riduce di molto le prestazioni inutili o inappropriate e quindi gran parte degli sprechi della sanità.

Il passaggio all’assistenza indiretta è una svolta drastica che deve esser attuata in modo progressivo limitandola inizialmente ad alcune prestazioni quali ad esempio la specialistica ambulatoriale e la farmaceutica convenzionata, ed estesa eventualmente al medico di famiglia e ad altri servizi sanitari. Essa inoltre presuppone grande efficienza e tempestività nei rimborsi ai cittadini da parte delle regioni.

  1. c) Il SSN non deve coprire le malattie e gli accidenti che sono causati da attività ludiche o sportive che ogni interessato potrà coprire con assicurazioni private o con polizze aggiuntive del SSN.
  2. d) La medicina territoriale sarà incentrata sulla “Casa della Salute” di cui ho già scritto in precedenza (vedi blog girolamosirchia.org) e sui medici generalisti con essa collegate e si avvarrà anche di ospedali di prossimità a bassa intensità di cura per curare malati cronici e anziani e assicurare loro una dimissione protetta e tempestiva da parte dei grandi ospedali di riferimento. Anche le Case della Salute e gli ospedali di prossimità potranno essere pubblici o privati.
  3. e) E’ urgente attivare un sistema di aggiornamento dei medici basato sul Continous Professional Development,[3] già previsto nella Finanziaria per il 2005 (art. 173, comma d), che prevede che ogni medico gestisca un proprio portfolio della conoscenza e della professionalità e possa documentare ad un ente terzo indipendente la sua preparazione professionale ma anche le sue capacità di relazione con pazienti e colleghi e più in generale con la società in cui vive, così da essere rivalidato ogni cinque anni ed offrire alla società stessa, inclusa la magistratura, e ai pazienti garanzia del proprio operato.

Vogliamo rendere il nostro servizio sanitario nazionale equo, efficace e sostenibile? Se la risposta è positiva credo sia necessario procedere con coraggio e competenza ad effettuare sostanziali modifiche come quelle che qui ho suggerito o altre di documentata efficacia.

[1] Art. 169, Legge 30 dicembre 2004 n. 311. Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2005). GU Serie Generale n. 306 del 31-12-2004. Suppl Ordinario n. 192.

[2] Campari M. La variabilità dei consumi. In: Salute e Territorio. I livelli essenziali di assistenza. Edizioni ETS s.r.l., Pisa, N. 164, 2007.

[3] Sirchia G. Spunti per una sanità migliore. Edizioni Piccin 2010. Pagg. 9, 79 – 81.

Aperto a Milano il primo Walk-in Centre

Per i cittadini italiani e stranieri in visita a EXPO Milano 2015, ma anche per coloro che vivono a Milano,  il Sistema Sanitario di Regione Lombardia con l’Azienda Ospedaliera Istituti Clinici di Perfezionamento ha attivato un ambulatorio / Walk-in Centre nel centro di Milano per il periodo maggio-ottobre ma sperabilmente attivo dopo l’Expo (Vedi allegati).

Versione in italiano

Versione in inglese

 

Proposta: concentriamoci sulle Case della Salute

La Casa della Salute (vedi anche Bodenheimer T et al1, Bodenheimer T et al2, American Academy of Family Physicians3 e i precedenti scritti sul blog http://www.girolamosirchia.org, categoria sanità, voce Casa della Salute) è uno strumento innovativo dei servizi sanitari che negli Stati Uniti viene promosso dal Governo e dalle Associazioni dei Medici Generalisti. Esso si muove con un approccio olistico, centrato sul paziente e sul lavoro di squadra dei medici e del restante personale sanitario per migliorare l’accesso alle cure, al coordinamento, alla comprensività, alla qualità e alla sicurezza; esso prende in carico i pazienti e li segue per tutta la vita in ogni momento delle loro necessità assistenziali e sanitarie, cominciando dalla promozione della salute, prevenzione, diagnosi precoce fino alla riabilitazione e all’assistenza sociale e sanitaria. Anche in Italia si guarda con interesse a questo nuovo strumento, ma ancora mancano esperienze sufficienti a disegnare il modello ottimale e ad inserirlo nel nostro Servizio Sanitario Nazionale. Auspico che il Ministero della Salute e le Regioni si accingano a questo compito e disegnino una Casa della Salute che, unitamente ad altri presidi come il walk-in centre aperto a Milano (vedi altri scritti sul blog http://www.girolamosirchia,org, categoria sanità, voce walk-in centre), possa determinare sia un sensibile miglioramento della sanità che un migliore utilizzo delle risorse.

1. Bodenheimer T, Wagner EH, Grumbach K. Improving primary care for patients with chronic illness: the chronic care model. JAMA 2002;288:1775-1779.
2. Bodenheimer T, Wagner EH, Grumbach K. Improving primary care for patients with chronic illness: the chronic care model, part 2. JAMA 2002;288(15):1909-1914.
3. American Academy of Family Physicians, American Academy of Pediatrics, American College of Physicians, American Osteopathic Association. Joint principles of the patient-centered medical home. Patient-Centered Primary Care Collaborative.
http://www.aafp.org/dam/AAFP/documents/practice_management/pcmh/initiatives/PCMHJoint.pdf. Published February 2007. Accessed July 23, 2014.

Il Servizio Sanitario Nazionale va rivisto

Una lunga serie di provvedimenti e riforme mal fatte e di prassi anomale non hanno negli anni migliorato il Servizio Sanitario Nazionale, che oggi per molti aspetti è abbastanza insoddisfacente, sia per chi ci lavora, sia per gli utenti. Eccone alcune:

① aziendalizzazione dei presidi sanitari, con relativa importazione in sanità di tecniche e impostazioni di aziende di beni e servizi con cui la sanità ha cospicue differenze. Tra gli inconvenienti il predominio degli amministrativi sui medici;

② l’invadenza della politica nella sanità pubblica, con le nomine dei partiti. Conseguenza non la qualità e il merito di amministratori e amministrati, ma l’appartenenza politica è il valore;

③ riforme basate su ideologie anziché sulla realtà con disegno di “modelli” non sperimentati e altre invenzioni inutili o dannose;

④ nessuna attenzione o addirittura ostilità nei confronti del personale specie medico e dei clienti, cioè dei principali attori del Servizio Sanitario Nazionale;

⑤  il medico è stato emarginato e svilito progressivamente da vincoli inutili, cattiva fama, appiattimento, mancanza di aggiornamento e di motivazioni, colpevolizzazione;

⑥  conflitti tra le categorie (ospedalieri e generalisti, medici e infermieri ecc);

⑦   nessuna attenzione agli sprechi e ai cattivi comportamenti;

⑧ insensibilità alle differenze per quantità, qualità e costo tra le varie aree del Paese (gli Standard ancora non esistono);

⑨  insufficiente misura di efficienza e qualità;

⑩  insufficiente attenzione agli investimenti essenziali (ricerca e sviluppo, strutture e strumentario, aggiornamento del personale, ecc).

Di fronte a questa serie di inconvenienti non bisogna né lasciarsi prendere dallo sconforto né rifugiarsi nel semplicismo di Gino Bartali “l’è tutto sbagliato l’è tutto da rifare”: Forse basterebbe qualche provvedimento ad avviare il cambiamento, ad esempio:

❶  ipotizzare per Ospedali e ASL Enti not for profit (Fondazioni) di diritto privato con Consigli di Amministrazione costituiti da personale dipendente, benefattori e pazienti, che nominino il Direttore Generale;

❷  far sì che la retribuzione del personale dipenda in parte dai risultati economici della gestione;

❸  lasciare alle Regioni la programmazione ed il controllo (stretto) sui risultati della gestione con ampi poteri di intervento correttivo, se necessario, evitando che esse intervengano nella gestione ordinaria;

❹ trasformare i piccoli Ospedali in Ospedali di prossimità per ricoveri a bassa intensità di cura, legandoli in rete a Ospedali di riferimento e offrendo a questi ultimi la possibilità di dimissioni rapide e protette e di riabilitazione;

❺  istituzione nei centri fortemente abitati di Case della Salute per anziani e cronici e di walk-in poliambulatori per le urgenze (come valvole di sfogo per Pronto Soccorso, per i medici di medicina generale, per i soggetti che non hanno medici di medicina generale);

❻  massima attenzione alla motivazione del personale, specie medico, attraverso:

a) libera professione fuori dall’Ospedale, una volta esaurito il debito orario;
b) carriera e stipendi basati sul merito (professional and non professional skills);
c) possibilità di ricerca e didattica;
d) riconoscimenti economici proporzionali ai risultati;
e) libera professione intramoenia limitata a prestazioni per pazienti interni, retribuita e autorizzata dall’Amministrazione dell’Ente.

❼  rivalidazione del medico ogni 5 anni in base ad un portfolio autogestito, ma valutato da organismi autorevoli in una logica di Continuous Professional Development (CPD) e aggiornamento continuo on job;

❽  autonomia dei Dipartimenti per delega dell’Amministrazione centrale (vedi Allegato);

❾  valutazione sistematica della soddisfazione dei dipendenti e dei pazienti, con gestione dei suggerimenti e dei reclami. Uso dei risultati ai fini dei riconoscimenti al personale;

❿ compartecipazione alla spesa degli utenti per ogni servizio reso (in misura moderata). La sanità non può essere totalmente gratuita per tutti. Per gli indigenti provvedono Istituzioni benefiche, filantropiche, religiose e altri.

Se dovessi decidere, io comincerei con qualcuna delle possibilità più sopra elencate (o altre ancora) in forma sperimentale prima di trasferirle su tutta la realtà esistente.

Allegato: Il Dipartimento ospedaliero

L’aggiornamento del personale sanitario: una priorità assoluta

Il recente grande progresso della medicina è legato in gran parte alla poderosa evoluzione tecnologica degli ultimi decenni, e questo progresso continua tuttora. La tecnologia tuttavia presuppone l’aggiornamento di coloro che la devono usare, e su questo punto abbiamo in Italia qualche criticità. Nel nostro Paese infatti l’aggiornamento degli specialisti non è efficiente. Il nostro Servizio Sanitario Nazionale non ha finora saputo organizzare un sistema di aggiornamento continuo del personale. Fin dal 2004 questo problema era stato riconosciuto dal Governo ed era stato previsto nella Finanziaria per il 2005 (Legge 30.12.2004 n° 311, art. 173, comma d) di impostare un Piano adeguato (Piano Nazionale dell’Aggiornamento), che si basasse sul Continuous Professional Development, ossia su un portfolio individuale delle conoscenze che ogni medico arricchisce nel suo lavoro quotidiano con varie attività (servizio, ricerca, didattica, partecipazione a corsi e convegni, studio di casi clinici, grand-round, sviluppo di tesine, ma anche non professional skills, ecc.). Il portfolio può così diventare il principale documento da utilizzare per una rivalidazione quinquennale delle proprie capacità professionali, così da dimostrare alla comunità il permanere della propria adeguatezza professionale col mutare dei tempi e delle conoscenze. L’Inghilterra ha iniziato questo percorso fin dal 2012 e potrebbe costituire un utile modello per l’Italia. Si tratta di un sistema non facile, che dovrebbe essere preliminarmente sperimentato su piccola scala e che non prescinde da piccoli passi intermedi o aggiuntivi che fanno tesoro di esperienze passate: ad esempio ai tempi dell’INAM i medici convenzionati frequentavano al mattino i reparti ospedalieri acquisendo un’esperienza clinica che oggi i medici di medicina generale stentano a raggiungere. Ma anche altre forme di partecipazione volontaria dei medici ad attività sanitarie organizzate (penso ai Poliambulatori territoriali, alle Case della Salute e agli Ospedali di comunità a bassa intensità di cura) potrebbero costituire un valido apporto al portfolio delle conoscenze e trovare adeguato riconoscimento.

Oggi la tecnologia  ci offre possibilità sempre nuove di prevenzione, diagnosi e cura. Ad esempio si discute molto sul valore dello screening mammografico e molti lo ritengono poco utile specie per le donne con seno denso e fibroso. Ma la soluzione a mio avviso non è di abbandonare lo screening mammografico nelle donne, ma di migliorarlo come sembra ad esempio possibile con la combinazione di bioimmagini ottenute con differenti tecniche [cosiddetta tomosintesi (Pisano ED, Yaffe MJ. Should tomosynthesis replace digital mammography? JAMA 311, 2488-89, 2014)], cosa che sembra migliorare di molto anche la possibilità di individuare e biopsiare i tumori della prostata (Minhaj Siddiqui M et al. Comparison of MR/ultrasound fusion–guided biopsy with ultrasound-guided biopsy for the diagnosis of prostate cancer. JAMA 313, 390-97, 2015).

Un altro esempio di evoluzione dell’immagine è l’angiografia coronarica mediante TAC in soggetti sintomatici di sospetta angina pectoris: si tratta di una metodologia che utilizza un’avanzata TAC e l’iniezione ev di un mezzo di contrasto che permettono di ottenere immagini ad alta risoluzione del cuore e dei vasi, tali da escludere con accuratezza una malattia coronarica (BMJ 2015;350:h1464; Kramer CM. Cardiovascular imaging and outcomes. PROMISEs to keep. New Engl J Med 372, 1366-67, 2015).

E’ del tutto evidente che, oltre alle apparecchiature adeguate, è la preparazione degli operatori che fa la differenza e il progresso, ed è quindi nell’aggiornamento del personale che bisogna urgentemente investire con risorse opportune, ma anche con adeguata organizzazione.

Inutile sottolineare che un buon sistema di aggiornamento del personale potrebbe migliorare anche alcuni annosi problemi del Servizio Sanitario Nazionale (primo fra tutti l’inappropriatezza e i suoi costi), soprattutto se associato ad altri intelligenti e moderni metodi di motivazione e apprezzamento del merito professionale ed umano largamente noti nel mondo delle imprese avanzate. La conclusione è che il Servizio Sanitario Nazionale non si salva con le affermazioni ideologiche e atteggiamenti apodittici, ma con interventi ben studiati che risolvono le criticità del sistema e, in particolare, con una moderna politica del personale che non è mai stata una priorità riconosciuta del nostro Servizio Sanitario Nazionale.

La qualità e l’efficienza del Servizio Sanitario Nazionale sono strettamente dipendenti dalla soddisfazione e motivazione del suo personale: da qui dobbiamo ripartire se non vogliamo che il Servizio Sanitario Nazionale perda progressivamente valore e credito fino ad esaurirsi.