Il Servizio Sanitario Nazionale va rivisto

Una lunga serie di provvedimenti e riforme mal fatte e di prassi anomale non hanno negli anni migliorato il Servizio Sanitario Nazionale, che oggi per molti aspetti è abbastanza insoddisfacente, sia per chi ci lavora, sia per gli utenti. Eccone alcune:

① aziendalizzazione dei presidi sanitari, con relativa importazione in sanità di tecniche e impostazioni di aziende di beni e servizi con cui la sanità ha cospicue differenze. Tra gli inconvenienti il predominio degli amministrativi sui medici;

② l’invadenza della politica nella sanità pubblica, con le nomine dei partiti. Conseguenza non la qualità e il merito di amministratori e amministrati, ma l’appartenenza politica è il valore;

③ riforme basate su ideologie anziché sulla realtà con disegno di “modelli” non sperimentati e altre invenzioni inutili o dannose;

④ nessuna attenzione o addirittura ostilità nei confronti del personale specie medico e dei clienti, cioè dei principali attori del Servizio Sanitario Nazionale;

⑤  il medico è stato emarginato e svilito progressivamente da vincoli inutili, cattiva fama, appiattimento, mancanza di aggiornamento e di motivazioni, colpevolizzazione;

⑥  conflitti tra le categorie (ospedalieri e generalisti, medici e infermieri ecc);

⑦   nessuna attenzione agli sprechi e ai cattivi comportamenti;

⑧ insensibilità alle differenze per quantità, qualità e costo tra le varie aree del Paese (gli Standard ancora non esistono);

⑨  insufficiente misura di efficienza e qualità;

⑩  insufficiente attenzione agli investimenti essenziali (ricerca e sviluppo, strutture e strumentario, aggiornamento del personale, ecc).

Di fronte a questa serie di inconvenienti non bisogna né lasciarsi prendere dallo sconforto né rifugiarsi nel semplicismo di Gino Bartali “l’è tutto sbagliato l’è tutto da rifare”: Forse basterebbe qualche provvedimento ad avviare il cambiamento, ad esempio:

❶  ipotizzare per Ospedali e ASL Enti not for profit (Fondazioni) di diritto privato con Consigli di Amministrazione costituiti da personale dipendente, benefattori e pazienti, che nominino il Direttore Generale;

❷  far sì che la retribuzione del personale dipenda in parte dai risultati economici della gestione;

❸  lasciare alle Regioni la programmazione ed il controllo (stretto) sui risultati della gestione con ampi poteri di intervento correttivo, se necessario, evitando che esse intervengano nella gestione ordinaria;

❹ trasformare i piccoli Ospedali in Ospedali di prossimità per ricoveri a bassa intensità di cura, legandoli in rete a Ospedali di riferimento e offrendo a questi ultimi la possibilità di dimissioni rapide e protette e di riabilitazione;

❺  istituzione nei centri fortemente abitati di Case della Salute per anziani e cronici e di walk-in poliambulatori per le urgenze (come valvole di sfogo per Pronto Soccorso, per i medici di medicina generale, per i soggetti che non hanno medici di medicina generale);

❻  massima attenzione alla motivazione del personale, specie medico, attraverso:

a) libera professione fuori dall’Ospedale, una volta esaurito il debito orario;
b) carriera e stipendi basati sul merito (professional and non professional skills);
c) possibilità di ricerca e didattica;
d) riconoscimenti economici proporzionali ai risultati;
e) libera professione intramoenia limitata a prestazioni per pazienti interni, retribuita e autorizzata dall’Amministrazione dell’Ente.

❼  rivalidazione del medico ogni 5 anni in base ad un portfolio autogestito, ma valutato da organismi autorevoli in una logica di Continuous Professional Development (CPD) e aggiornamento continuo on job;

❽  autonomia dei Dipartimenti per delega dell’Amministrazione centrale (vedi Allegato);

❾  valutazione sistematica della soddisfazione dei dipendenti e dei pazienti, con gestione dei suggerimenti e dei reclami. Uso dei risultati ai fini dei riconoscimenti al personale;

❿ compartecipazione alla spesa degli utenti per ogni servizio reso (in misura moderata). La sanità non può essere totalmente gratuita per tutti. Per gli indigenti provvedono Istituzioni benefiche, filantropiche, religiose e altri.

Se dovessi decidere, io comincerei con qualcuna delle possibilità più sopra elencate (o altre ancora) in forma sperimentale prima di trasferirle su tutta la realtà esistente.

Allegato: Il Dipartimento ospedaliero

L’attività fisica prima di tutto

In un rapporto della Commissione Parlamentare inglese per la Salute si sottolinea che “vi è evidenza scientifica che l’attività fisica di per sé comporta importanti benefici di salute“ indipendentemente dalla riduzione del peso corporeo e da altri fattori. E’ urgente che questo messaggio raggiunga il pubblico e le Istituzioni affinchè l’attività fisica venga promossa, e ciò vale soprattutto per i medici che in questa promozione devono essere leaders.

(BMJ 2015;350:h1629)

I dipendenti pubblici e i guasti del passato

Nella recente manifestazione contro la riforma della scuola (la Buona Scuola) molti erano gli slogan che chiedevano maggiore attenzione alla scuola pubblica. Ma cosa vogliono in pratica i fautori della scuola pubblica?

Vogliono certamente che nella scuola (e analogamente nella sanità) non si inserisca un interesse privato, che dovrebbe conciliare un interesse privato (il profitto) con l’interesse pubblico (il servizio), conciliazione in realtà non facile e spesso inadeguata. Ma oltre a questo nobile desiderio, i manifestanti hanno chiaramente dichiarato i loro timori quando hanno specificato che cosa in particolare non volevano: il preside – manager con qualche potere decisionale e la valutazione degli insegnanti. Ed ecco apparire in tutta la sua evidenza che cosa significa “pubblico” per molti pubblici dipendenti. Significa un lavoro dove non esiste alcun centro di responsabilità, dove nessuno controlla, dove impera l’assemblearismo e in pratica ognuno si comporta come vuole senza che nessuno intervenga a valutare, premiare il merito, punire il demerito. Abbiamo finalmente capito quali sono i risultati di decenni di sindacato di basso livello e di indottrinamento vetero-comunista ancorato ad ideologie e metodi ormai scomparsi anche nei Paesi comunisti, che hanno premiato le persone meno valide anziché quelle migliori

Ebbene io credo che l’Italia non possa più permettersi servizi pubblici impostati in questo modo: inefficienti, indifferenti ai bisogni dei cittadini, disegnati sugli interessi spiccioli dei dipendenti ai quali lo Stato dà poco ma non chiede nulla, dipendenti che una volta ottenuto un posto di lavoro (non un lavoro!) hanno di fatto una posizione di rendita più simile ad una pensione che ad un posto di lavoro, che non ritengono vada curato e tutelato con buoni comportamenti, impegno, aggiornamento e rispetto degli utenti.

Finché non riusciremo a dare una forma moderna al pubblico impiego, che sia orientata ai clienti e non ai dipendenti, e sia basato sui loro buoni comportamenti e sulla loro coscienziosità, non riusciremo ad avere efficienza e riduzione della spesa pubblica improduttiva e tutti gli italiani dovranno continuare a colmare il passivo con tasse esorbitanti. E’ davvero ora che si cominci a rimediare ai guasti del passato e alle ideologie (vere e false) che li hanno generati.

L’aggiornamento del personale sanitario: una priorità assoluta

Il recente grande progresso della medicina è legato in gran parte alla poderosa evoluzione tecnologica degli ultimi decenni, e questo progresso continua tuttora. La tecnologia tuttavia presuppone l’aggiornamento di coloro che la devono usare, e su questo punto abbiamo in Italia qualche criticità. Nel nostro Paese infatti l’aggiornamento degli specialisti non è efficiente. Il nostro Servizio Sanitario Nazionale non ha finora saputo organizzare un sistema di aggiornamento continuo del personale. Fin dal 2004 questo problema era stato riconosciuto dal Governo ed era stato previsto nella Finanziaria per il 2005 (Legge 30.12.2004 n° 311, art. 173, comma d) di impostare un Piano adeguato (Piano Nazionale dell’Aggiornamento), che si basasse sul Continuous Professional Development, ossia su un portfolio individuale delle conoscenze che ogni medico arricchisce nel suo lavoro quotidiano con varie attività (servizio, ricerca, didattica, partecipazione a corsi e convegni, studio di casi clinici, grand-round, sviluppo di tesine, ma anche non professional skills, ecc.). Il portfolio può così diventare il principale documento da utilizzare per una rivalidazione quinquennale delle proprie capacità professionali, così da dimostrare alla comunità il permanere della propria adeguatezza professionale col mutare dei tempi e delle conoscenze. L’Inghilterra ha iniziato questo percorso fin dal 2012 e potrebbe costituire un utile modello per l’Italia. Si tratta di un sistema non facile, che dovrebbe essere preliminarmente sperimentato su piccola scala e che non prescinde da piccoli passi intermedi o aggiuntivi che fanno tesoro di esperienze passate: ad esempio ai tempi dell’INAM i medici convenzionati frequentavano al mattino i reparti ospedalieri acquisendo un’esperienza clinica che oggi i medici di medicina generale stentano a raggiungere. Ma anche altre forme di partecipazione volontaria dei medici ad attività sanitarie organizzate (penso ai Poliambulatori territoriali, alle Case della Salute e agli Ospedali di comunità a bassa intensità di cura) potrebbero costituire un valido apporto al portfolio delle conoscenze e trovare adeguato riconoscimento.

Oggi la tecnologia  ci offre possibilità sempre nuove di prevenzione, diagnosi e cura. Ad esempio si discute molto sul valore dello screening mammografico e molti lo ritengono poco utile specie per le donne con seno denso e fibroso. Ma la soluzione a mio avviso non è di abbandonare lo screening mammografico nelle donne, ma di migliorarlo come sembra ad esempio possibile con la combinazione di bioimmagini ottenute con differenti tecniche [cosiddetta tomosintesi (Pisano ED, Yaffe MJ. Should tomosynthesis replace digital mammography? JAMA 311, 2488-89, 2014)], cosa che sembra migliorare di molto anche la possibilità di individuare e biopsiare i tumori della prostata (Minhaj Siddiqui M et al. Comparison of MR/ultrasound fusion–guided biopsy with ultrasound-guided biopsy for the diagnosis of prostate cancer. JAMA 313, 390-97, 2015).

Un altro esempio di evoluzione dell’immagine è l’angiografia coronarica mediante TAC in soggetti sintomatici di sospetta angina pectoris: si tratta di una metodologia che utilizza un’avanzata TAC e l’iniezione ev di un mezzo di contrasto che permettono di ottenere immagini ad alta risoluzione del cuore e dei vasi, tali da escludere con accuratezza una malattia coronarica (BMJ 2015;350:h1464; Kramer CM. Cardiovascular imaging and outcomes. PROMISEs to keep. New Engl J Med 372, 1366-67, 2015).

E’ del tutto evidente che, oltre alle apparecchiature adeguate, è la preparazione degli operatori che fa la differenza e il progresso, ed è quindi nell’aggiornamento del personale che bisogna urgentemente investire con risorse opportune, ma anche con adeguata organizzazione.

Inutile sottolineare che un buon sistema di aggiornamento del personale potrebbe migliorare anche alcuni annosi problemi del Servizio Sanitario Nazionale (primo fra tutti l’inappropriatezza e i suoi costi), soprattutto se associato ad altri intelligenti e moderni metodi di motivazione e apprezzamento del merito professionale ed umano largamente noti nel mondo delle imprese avanzate. La conclusione è che il Servizio Sanitario Nazionale non si salva con le affermazioni ideologiche e atteggiamenti apodittici, ma con interventi ben studiati che risolvono le criticità del sistema e, in particolare, con una moderna politica del personale che non è mai stata una priorità riconosciuta del nostro Servizio Sanitario Nazionale.

La qualità e l’efficienza del Servizio Sanitario Nazionale sono strettamente dipendenti dalla soddisfazione e motivazione del suo personale: da qui dobbiamo ripartire se non vogliamo che il Servizio Sanitario Nazionale perda progressivamente valore e credito fino ad esaurirsi.

Oltre 21 le cause di morte prematura nei fumatori

Nei fumatori la mortalità è 2-3 volte maggiore che nelle persone che non hanno mai fumato.
Questo eccesso di mortalità è dovuto a 21 malattie ben riconosciute (tra le maggiori: malattie ischemiche del miocardio, ictus, tumore della prostata, polmoniti e altre malattie respiratorie, cancro del colon-retto) alle quali tuttavia si aggiungono cause ancora sconosciute.
Non credo ci sia da chiedersi se dobbiamo continuare con crescente energia la battaglia contro il fumo di tabacco.

(Carter BD et al. Smoking and mortality. Beyond established causes. NEJM 372, 631-640, 2015)