L’esercizio fisico regolare come terapia1

E’ ormai ben accertato che l’esercizio fisico regolare e moderato esercita effetti salutari sull’incidenza della malattia coronarica, dello scompenso cronico di cuore, riducendo la morte prematura2,3.

Oggi si scopre che l’esercizio fisico regolare e moderato ha un effetto positivo anche nella fibrillazione atriale. Nella fibrillazione atriale l’obesità e la vita sedentaria hanno un effetto negativo sull’attività elettrica dell’atrio e ne comportano un rimodellamento strutturale che favorisce la comparsa delle crisi. L’eccessivo apporto calorico e l’incremento di peso sono associati infatti all’aumento della massa atriale sinistra, a fibrosi e infiammazione che regrediscono in parte riducendo il peso corporeo.

L’esercizio fisico regolare e moderato, attraverso i suoi effetti benefici sulla funzione endoteliale, sull’infiammazione e sullo stress ossidativo, comporta una riduzione del rischio e delle crisi di fibrillazione atriale. Al contrario, tuttavia, lo sforzo emodinamico estremo, aumentando il tono vagale, la fibrosi e l’allargamento dell’atrio sinistro, peggiorano la situazione.

Ancora una volta quindi si può concludere che l’esercizio fisico regolare e moderato va considerato come una vera e propria terapia anche nell’ambito di alcune cardiopatie e, come tale, va prescritto dai medici ed effettuato dai pazienti.

  1. Advay G. Bhatt, MD; Kevin M. Monathan, MD. Fitness and the Development of Atrial Fibrillation. Circulation, 2015;131:1821-23.
  2. Magnani JW, Rienstra M et al. Atrial fibrillation: current knowledge and future directions in epidemiology and genomics. Circulation, 2011;124:1982-93. doi: 10.1161/CIRCULATIONAHA.111.039677.
  1. Rienstra M, McManus DD, Benjamin EJ. Novel risk factors for atrial fibrillation: useful for risk prediction and clinical decision making? Circulation, 2012;125:e941-e946. doi: 10.1161/CIRCULATIONAHA.112.112920.

La salute è anche una responsabilità personale

Il mantenimento della salute e quindi la prevenzione della malattia non è solo compito del Servizio Sanitario Nazionale, ma è anche una responsabilità personale. In Gran Bretagna cominciano i primi provvedimenti che applicano questo principio. NHS Harrogate and District Clinical Commissioning Group ha annunciato lo scorso ottobre 2016 che gli interventi chirurgici nei fumatori e negli obesi (BMI  > 30) verranno posposti di 6 mesi perché i pazienti in oggetto possano partecipare al programma di disassuefazione e a quello della correzione dell’obesità rispettivamente.

BMJ 2016;355:i5499

Il movimento fisico come medicina

Se i medici si limitano a consigliare agli assistiti di camminare velocemente e sistematicamente, la gran parte di essi  non lo farà. Lo ha sperimentato il Dott. David Sagbir, medico di Columbus, Ohio, che nel 2005 ha allora deciso di costituire un gruppo di cammino e camminare con i suoi pazienti. L’iniziativa denominata ‘Walk with a Doc’ (camminare con un dottore) ha avuto un grande successo e ha indotto a partecipare con regolarità anche sedentari incalliti (Abbasi J. As walking movement grows, neighborhood walkability gains attention. JAMA, 316, 382 – 83, 2016).

Oggi esistono circa 250 gruppi di cammino in Ohio, che impegnano 3.000 medici e 200.000 assistiti in una regolare attività di cammino veloce. Questi gruppi, oltre che far bene alla loro salute fisica, hanno contribuito grandemente a migliorare l’ambiente denunciando e correggendo le manchevolezze del territorio all’interno, come la sicurezza dei marciapiedi e delle strade nei parchi. Il cammino organizzato e guidato, con i suoi 150 minuti (minimo) di attività fisica aerobica medio – intensa, è il modo più semplice e piacevole di prevenire le complicazioni della vita moderna, causate dall’alimentazione eccessiva e dalla sedentarietà. E’ però importante che le comunità rendano più disponibili, attraenti e piacevoli le aree dove si cammina, perché anche questo è un fattore fondamentale.

Importante è anche l’attenzione della ricerca scientifica sugli aspetti fisiopatologici che fanno del movimento fisico una vera medicina. Infine l’organizzazione sanitaria deve mettere in atto tutti quei meccanismi che favoriscono questa nuova medicina invece della mera assunzione di farmaci (quali ipotensivi, statine, anti-depressivi, dimagranti, ipoglicemizzanti, ecc).

Su questo punto di miglioramento della salute, legato ad un ambiente che favorisca il cammino è intervenuto nel 2015 il Dipartimento USA per la Salute e i Servizi Umani con il documento ‘Step it Up’. Tutto questo sta generando in USA un fiorire di iniziative dove la Sanità si estende a collaborare con l’ambiente, i trasporti, la sicurezza stradale, i parchi e la loro vivibilità, i divertimenti e altre discipline. Recentemente due importanti organizzazioni (The President’s Council of Fitness, Sports and Nutrition e la National Foundation on Fitness, Sports and Nutrition) hanno unito i loro sforzi per realizzare una campagna (#Oto60) indirizzata alle scuole per far sì che i ragazzi facciano attività fisica per 1 ora al giorno e mangino meno e meglio (Abbasi J. New campaign to focus on physical activity and nutrition. JAMA 316, 384, 2016).

Da ultimo, il Governo americano tramite il Segretario di Stato per la Sanità, Sylvia Burwell, ha previsto di finanziare nell’ambito dell’Accountable Care Act 2010 programmi di attività fisica strutturati e certificati (anche grazie ai device portatili) per la prevenzione del diabete di tipo 2: il target, in particolare, è il prediabete che si è dimostrato essere in parte regredibile associando la riduzione del peso corporeo al movimento fisico, organizzato e gestito secondo un manuale appositamente preparato.

Anche in Italia le cose si stanno muovendo, ma siamo ancora lontani dall’ organizzazione americana. Tuttavia sta prendendo corpo uno sforzo che vede impegnati molti medici di famiglia, alcuni IRCCS e la Direzione della Ricerca del Ministero della Salute.

La speranza è che l’iniziativa si allarghi e generi attenzione in ambiti sempre più ampi del Paese, nell’interesse della salute pubblica e ambientale.

I 5 buoni stili di vita fondamentali

Coloro che adottano i 5 buoni stili di vita fondamentali (non fumare, non bere alcolici o berne molto poco, mantenere un normale peso corporeo, fare un’attività fisica adeguata e giornaliera, dormire 7-8 ore al giorno) presentano una mortalità inferiore rispetto agli altri.

E’ indispensabile uno sforzo di tutti (comunità e Istituzioni in primis) perché una percentuale sempre più alta della popolazione capisca che usare stili di vita appropriati non è un qualunque consiglio medico, ma una garanzia per la loro vita, ed è anche loro responsabilità adottarli.

(Wingard DL et al. A multivariate analysis of health-related practices: a nine-year mortality follow-up of the Alameda County Study. Am J Epidemiol 116, 765-75, 1982)

 

Verso la fine dell’AIDS(1)

La ricerca scientifica, con la scoperta di nuovi farmaci e nuove strategie organizzative e gestionali, ci dice oggi che la fine dell’AIDS è possibile non tanto attraverso vaccini o farmaci soltanto, ma unendo lo screening sistematico, il continuo collegamento con i soggetti infetti, il trattamento efficace e la prevenzione.

Le nuove Linee Guida IAS-USA 2016 prevedono in particolare che tutti i soggetti di 15-65 anni e tutte le donne gravide vengano sottoposti a screening per HIV e che tutti i soggetti sieropositivi vengano sottoposti a trattamento antivirale2. Questo è peraltro fortemente raccomandato a scopo preventivo anche nei soggetti HIV-negativi a rischio di contrarre l’infezione3. Tutto ciò implica il coinvolgimento dei pazienti, ma anche delle comunità e delle Istituzioni.

  1. Malani PN. Visions for an AIDS-free generation. JAMA 316, 154-5, 2016)
  2. Riddell J, Cohn JA. Reaching high-risk patients for HIV preexposure prophylaxis. JAMA 316, 211-12, 2016]
  3. Gűnthard HF et al. Antiretroviral drugs for treatment and prevention of HIV infection in adults. 2016 Recommendations of the International Antiviral Society. USA Panel (IAS-USA). JAMA 316, 191-210, 2016.