Il benessere psicofisico del personale

Tutti sanno che in qualunque organizzazione il personale è la risorsa più preziosa, ma in pratica sono ben pochi i luoghi di lavoro dove si attuano strategie per motivare il personale, farlo sentire a proprio agio e tutelarne il benessere sia fisico sia mentale. Il Global Burden of Disease Study (GBD) segnala che nel mondo sono ben 300 milioni i soggetti affetti da depressione e questo, insieme ad altre malattie psichiche, costituisce la prima causa di disabilità e di assenteismo, con un costo enorme a carico degli Stati (24-27 miliardi di sterline) e dei datori di lavoro (33-62 miliardi di sterline). Anche in Italia sono pochi i luoghi di lavoro dove si cura il benessere dei lavoratori e, tra questi, il pubblico non è quasi rappresentato. Ciò accade malgrado gli insegnamenti di Bernardino Ramazzini, che fu il pioniere della medicina occupazionale, e malgrado si sappia che il luogo di lavoro può diventare un potente strumento di motivazione e sviluppo personale se gestito intelligentemente. Quanto pesi questa mancanza lo sanno bene tutti coloro che lavorano in un Ospedale pubblico dove la politica del personale è quasi del tutto assente. In un Ospedale un medico o un infermiere contenti del proprio lavoro rendono migliore l’assistenza e felici i malati, ma il contrario è più comune. E’ ora che le cose cambino per la salute delle persone e della finanza pubblica.

The Lancet. Improving mental health in the workplaceLancet 390, 2015, 2017.

Agire o perire

Il lavoro muscolare aerobico, quello di resistenza e la perdita di peso sono 3 fattori tutti indispensabili per correggere i difetti metabolici del diabete di tipo 2.

I 3 fattori isolatamente non sono sufficienti oppure (come nel caso del dimagrimento solo) possono avere conseguenze negative.

I soggetti con diabete di tipo 2 devono capire che solo con questa tripletta possono prevenire o ritardare le complicanze che si associano a ipertensione arteriosa, dislipidemia e iperglicemia.

  1. Villareal DT et al. Aerobic or resistance exercise or both in dieting obese older adults

New Engl J Med  376, 1943-55, 2017.

  1. Villareal DT. Exercise type in dieting obese older adults.

New Engl J Med 377, 599-600, 2017.

I costi della sedentarietà

In Gran Bretagna è stato calcolato che la sedentarietà con le sue conseguenze è responsabile di 1 morte prematura su 6 e costa ogni anno £0,9 miliardi al Servizio Sanitario.

BMJ 2017;358:j4017

Chi ingrassa rischia (la gola uccide)

Il sovrappeso e l’obesità sono stati responsabili di circa 4 milioni di morti premature e 120 milioni di DALY (disability-adjusted life years ossia anni di vita normale persi a causa di disabilità) nel 2015 nel mondo. Il 70% delle morti è avvenuto per malattie cardiovascolari, il 60% si sono verificate in soggetti obesi. Dal 1980 al 2015 la prevalenza dell’obesità è raddoppiata in oltre 70 nazioni e il numero di obesi al mondo è oggi di 603,7 milioni di adulti e 107,7 milioni di bambini. La crescita dell’obesità continua ad aumentare ovunque in modo veloce. Si pensa che ciò sia dovuto in massima parte all’aumentata disponibilità e accessibilità di cibi ipercalorici unitamente all’intensa pubblicità che viene fatta di tali cibi. A ciò si aggiunga che l’urbanizzazione e l’evoluzione tecnologica hanno comportato una cospicua riduzione dell’attività fisica (lavoro muscolare).

I ricercatori hanno suggerito alcuni rimedi quali la riduzione della pubblicità di cibi non salutari per i bambini, la qualificazione e la tassazione dei cibi nelle mense scolastiche, la tassazione dei cibi non salutari; questi provvedimenti sono stati applicati variamente e spesso malamente nei vari Paesi, con il risultato che il loro effetto è stato assai modesto. Anche gli interventi clinici per controllare l’ipertensione arteriosa, l’iperglicemia a digiuno e l’ipercolesterolemia sono efficaci, ma questi interventi sono costosi e divengono illogici se i soggetti non modificano i loro stili di vita. E’ stato recentemente dimostrato che non è solo l’obesità a causare guai, ma anche il semplice sovrappeso, ossia un BMI >25. Se a ciò si aggiunge un fattore di rischio come il fumo di tabacco le probabilità di incidenti cardiovascolari e di morte prematura aumentano in modo molto rilevante: l’associazione fumo + sovrappeso (da alimentazione eccessiva e scorretta e scarsa attività fisica) è un binomio micidiale.

Ricordiamo infine che, oltre alle malattie cardiovascolari, il sovrappeso concorre a causare danni osteoarticolari e tumori soprattutto dell’apparato gastro-enterico, endocrino e genito-urinario.

Tutti devono impegnarsi in stili di vita salutari perché siamo noi i primi responsabili della nostra salute. A volte basta anche poco (ridurre la quantità di cibi ipercalorici ingeriti e muoversi di più) per avere una vita migliore e minori rischi di morte prematura.

(GBD 2015 Obesity Collaborators. Health effects of overweight and obesity in 195 Countries over 25 years. NEJ Med 377, 13 – 27, 2017)

Liberiamoci dal tabacco

I comportamenti umani hanno due diversi tipi di determinanti: a) razionali, b) emotivi. E’ infatti ben noto che la sola conoscenza è indispensabile, ma non sufficiente, a modificare i comportamenti umani.

Per questo analizziamo separatamente:

  1. I motivi razionali che indicano di non fumare
  2. I motivi emotivi che si oppongono a ciò e che riguardano:

– conformismo dell’uomo

– interessi organizzati che promuovono il fumo

– interessi che rendono deboli gli interventi dello Stato

I giovani iniziano a fumare per azione di coetanei di riferimento con l’esplicita finalità di apparire adulti, emancipati, sessualmente maturi1. Sono questi comportamenti ispirati dal conformismo, ossia la spinta a rendersi simili al gruppo e non essere classificati come un diverso, rifiutato dal gruppo di riferimento. Il conformismo è un comportamento comune negli umani ed è tanto più forte quanto minore o più acerba è la personalità dei soggetti e la sicurezza di sé. Continua a leggere