al consumo di prodotti contenenti nicotina
Girolamo Sirchia
Non so se avete sentito parlare della Dr.ssa Daniela D.M., una manager che l’8 luglio 2025 ha assunto la direzione dei prodotti da fumo di Philip Morris Italia1. Ha dichiarato di essere stata fortemente attratta da questa posizione lavorativa tanto da lasciare il suo precedente lavoro di manager presso Ethicon, una Società di Johnson & Johnson. Cosa ha determinato questa forte attrazione? Un compenso molto generoso? Niente affatto. Daniela ha dichiarato di essere attratta dalla radicale trasformazione di Philip Morris che da tradizionale compagnia del tabacco vuole diventare una organizzazione guidata da scienza e innovazione per costruire un futuro senza fumo, impegnata concretamente ad abbandonare i prodotti tradizionali per produrre anche in Italia device senza combustione al fine di proteggere la salute di milioni di fumatori adulti e di creare migliaia di nuovi posti di lavoro. Un compito quindi con forte connotazione etica e filantropica. Fin qui la versione di Daniela.
La realtà è però molto diversa perché l’uso dei prodotti da fumo costituisce ancora oggi la prima causa di morbidità e di morte prematura ed evitabile2,3,4,5,6,7,8; e la cosa non meraviglia dato che esso riduce la capacità dell’organismo umano (e di altre specie) di riparare il DNA. Dato che l’orologio biologico dell’invecchiamento cresce in rapporto al casuale numero di eventi che riducono la riparazione del DNA9, l’età biologica del fumatore risulta maggiore di quella anagrafica e questo maggiore invecchiamento porta con sé più malattie degenerative (tumori, patologie cardiovascolari ma anche ben altre 20 malattie10) e morti precoci. Il dato che più impressiona è che la popolazione dei fumatori vive 10 anni meno di quella dei non fumatori. Il tabacco è responsabile nell’Unione Europea della morte prematura di 700.000 persone/anno con un danno socio economico di 779 miliardi/anno11. In Italia le morti premature da tabacco sono stimate in 93.000/anno12 e la patologia indotta con relativa disabilità si stima superi i 2.500.000 casi, di cui il 27% di tutti i casi di tumori, con un costo economico stimato di 26 miliardi/anno suddivisi in pari proporzione fra costi sanitari e costi sociali* che peraltro non includono i costi dei danni che la filiera e il consumo di tabacco provoca all’ambiente.
I danni ambientali
Ogni anno nel mondo vengono gettati a terra e dispersi nell’ambiente miliardi di mozziconi (4500 miliardi/anno) che portano a contaminazione con sostanze tossiche e microfibre delle falde acquifere e dei pesci che le ingeriscono scambiandole per plancton14,15. Microplastiche e nanoplastiche sono rinvenute in tutti i nostri organi16 e si teme che, legandosi a composti chimici tossici che inquinano le acque, determinando infiammazione e stress ossidativo14, possano contribuire a generare malattie degenerative e tumori, inclusi forse quelli che si registrano in soggetti giovani e nelle donne non fumatrici senza cause note17,18. Uno studio pubblicato su Nature Medicine il 3/2/2025 riporta che il quantitativo di micro- e nanoplastiche rinvenuto nell’organismo umano è cresciuto del 50% rispetto ai valori del 2016. Anche nel cervello se ne riscontrano alte quantità, fino allo 0,5% della massa cerebrale esaminata16.
Inoltre le coltivazioni di tabacco richiedono grandi quantità di fertilizzanti e pesticidi chimici che pure finiscono nelle falde acquifere e giungono sulla nostra tavola.
L’Italia è il primo produttore di tabacco in Europa e tali produzioni vengono incrementate con varie facilitazioni anziché essere convertite in altre culture meno pericolose per la società. In aggiunta le e-cig disposable sono un inquinante difficile da smaltire che viene spesso disperso nell’ambiente. Infine il fumo passivo è noto ormai da anni come inquinante dell’aria e più spesso si associa ad altri inquinanti atmosferici (polveri sottili) nel generare danni a chi li respira.
* Nota – Questa stima è stata ottenuta basandosi su uno studio statunitense della fine degli anni ’9013, che stimava il costo giornaliero di ogni fumatore in 3,391 dollari USA (oggi pari a $ 6,54) equamente ripartiti tra costi sanitari e costi di mancata produttività. Moltiplicando 6,54 per 12,4 milioni di fumatori italiani per 365 giorni si ottiene un costo di circa 29,6 miliardi di dollari USA all’anno pari circa a € 26 miliardi/anno
La comunicazione ingannevole
Ho citato l’intervista di Daniela perché rientra in pieno nella strategia usata dalle multinazionali del tabacco per comunicare con il pubblico19: negare l’evidenza scientifica, costruire false prove tese a interferire con i dati che la ricerca ha prodotto*, affermare di investire per contribuire a realizzare un mondo senza fumo, proporsi come collaboratore e sostenitore delle iniziative che condividono la preoccupazione per i danni che il tabacco comporta al creato, persino dichiarare di volersi trasformare in aziende di tipo farmaceutico. I produttori di tabacco sono molto abili anche nel rapportarsi con le istituzioni tramite un lobbismo molto efficiente che riesce a vigilare, identificare e bloccare sul nascere ogni iniziativa che possa nuocere al loro business. I lobbisti operano in ogni punto strategico dove si possa decidere qualche provvedimento che tocca l’interesse del business, affiancati anche da sostegni legali di alto profilo e da risorse economiche ingenti. Il lobbista è un esperto della materia, amico di politici e funzionari, disponibile a soddisfarne molte richieste20,21. Tristemente L’Italia risulta tra i Paesi nei quali l’interferenza dei produttori di tabacco con le istituzioni governative è più elevata, ma non è certo unica nell’Unione Europea.
Al volgere del millennio, dopo cinquant’anni dall’iniziale dimostrazione della pericolosità del tabacco per la salute pubblica, nel 2003 il WHO ha emanato la “Convenzione Quadro per il Controllo del Tabacco”22 cui hanno aderito ben 190 Paesi e che impegna gli Stati aderenti ad agire per contrastare l’invadenza dei produttori e limitare i danni che provocano alla salute pubblica.
A seguito di tale provvedimento l’Italia emanò la legge numero 3 del 16 gennaio 2003, articolo 51, applicata poi a partire dal 10 gennaio 2005 e tuttora in vigore. Si tratta della legge dal titolo “Tutela della salute dei non fumatori dal fumo passivo” che vieta di fumare in tutti i locali aperti al pubblico e nei luoghi di lavoro e che ha trovato il consenso convinto degli Italiani, che tuttora la rispettano e la difendono dai ripetuti tentativi di manometterla. L’agenda di Governo prevedeva che a questa seguissero altri provvedimenti, in particolare la protezione dei giovani che sono notoriamente target privilegiati delle Big tobacco in quanto la dipendenza dalla nicotina li rende per decenni loro fedeli clienti23. Purtroppo non vi è stato seguito per il cambio di Governo e da allora nulla di significativo è successo a livello istituzionale.
A livello dei produttori invece l’allarme provocato dalla suddetta legge e analoghi provvedimenti che successivamente molti Paesi hanno adottato, ha indotto Big Tobacco a studiare nuove strategie di mercato. La loro decisione fu di aprire una nuova linea di prodotti contenenti nicotina (e quindi tali da assicurare la dipendenza) ma privi dei prodotti della combustione del tabacco, che ormai erano universalmente riconosciuti come pericolosi per la salute. Il prodotto tradizionale doveva continuare peraltro a vivere e prosperare per assicurare l’enorme ritorno economico di sempre, mentre i nuovi prodotti (sigarette elettroniche e tabacco riscaldato) dovevano conquistare le persone più consapevoli dei Paesi più evoluti. Questi prodotti sono stati lanciati come poco pericolosi per la salute, capaci di ridurre il danno legato alla combustione del tabacco, e persino come strumenti utili a far cessare di fumare. Un controsenso dato che questi prodotti contengono nicotina e questa viene spesso assunta senza consapevolezza della quantità inalata (e quindi in grande quantità) contrariamente a quanto accade con le sigarette tradizionali dove chi fuma 20 e più sigarette al giorno sa di essere un forte fumatore ad alto rischio di malattie. Purtroppo questo messaggio ha fatto breccia nell’opinione pubblica e le vendite dei prodotti senza combustione sono in aumento continuo anche in Italia, anche perché lo svapo è automaticamente divenuto lecito sia nei locali pubblici che nei posti di lavoro, anche se ciò non è legale. Ovviamente non è vero che lo svapo è poco dannoso e consente una riduzione del danno. L’FDA (Food and Drug Administration, organismo statunitense deputato al controllo del tabacco e degli altri prodotti contenenti nicotina), a richiesta dei produttori di attestare la riduzione del danno, ha risposto che le e-cig non sono un prodotto che comporta un rischio ridotto, ma solo un rischio diverso da quello delle sigarette tradizionali e l’World Health Organization ha avvalorato la conclusione sottolineando che svapo e simili sono stati la prima scelta di numerosi giovani e donne e non la sostituzione delle sigarette tradizionali.
* Nota –Come quelle del Coehar (Centro di Eccellenza per l’accelerazione della riduzione del danno) di Catania riportato in Quotidiano Sanità del 6 ottobre 2025.
I danni da svapo24,7
Lo svapo espone il consumatore a migliaia di sostanze chimiche, alcune delle quali cancerogene e causa di danni diversi da quelli della sigaretta tradizionale ma non necessariamente minori. La maggior parte dei liquidi contenuti nella cartuccia della e-cig contiene nicotina al 5%, glicol propilenico, glicerina, aromi e carcinogeni come aldeidi, metalli pesanti (nichel, piombo e stagno) e altre sostanze chimiche come il diacetile che provoca gravi lesioni polmonari anche mortali: 10 mL di liquido, quando riscaldati dalla batteria e atomizzati, arrivano a contenere e rilasciare fino a 500 milligrammi di nicotina, equivalenti a 10 pacchetti di sigarette.
Gli effetti sulla salute degli adolescenti in particolare sono modificazioni durature del loro cervello, e includono disturbi da trasmissione sinaptica nel nucleus succumbes e nella corteccia prefrontale, ma anche un’aumentata trascrizione di proteine che potenziano il fenomeno di ricompensa di molte sostanze che provocano dipendenza oltre alla nicotina, come cocaina, marijuana e alcol. Ma anche altre modificazioni dei recettori di acetilcolina e glutammato con aumento dell’impulsività, riduzione dell’attenzione e difficoltà nella gestione della sindrome da deficit di attenzione/iperattività. La nicotina infine aumenta in modo dose dipendente la concentrazione cerebrale di serotonina e endorfine che regolano il tono dell’umore, con conseguenti ansia, depressione, idee suicidarie e sindrome di disattenzione/iperattività. Per quanto riguarda i danni d’organo poi lo svapo favorisce asma, BPCO, periodontite, ictus e patologie cardiovascolari in quanto aumenta lo stress ossidativo e l’infiammazione.
Un’indagine della Mayo Clinic ha di recente confermato precedenti segnalazioni che indicano come gli aerosol di nicotina danneggiano i tessuti polmonari e diminuiscono la risposta immunitaria verso i virus25. Infine, una revisione effettuata dall’Università di York (Gran Bretagna) conclude che lo svapo nei giovanissimi comporta i seguenti rischi: 1) induce a fumare tabacco, 2) induce a svapare sempre di più e sempre più intensamente, 3) induce all’uso di alcolici e cannabis, 4) danneggia la salute mentale, incluse depressione e idee suicidarie26. Va infine sottolineato che sono presenti sul mercato prodotti illegali e che la composizione dei liquidi usati per lo svapo è solo parzialmente nota. I cambiamenti apportati dai produttori, spesso non dichiarati, peggiorano le possibilità di controllo27,28.
Le reazioni istituzionali
A fronte di questa realtà poco confortante spicca l’inerzia dell’Unione Europea, Italia compresa, che da quel lontano 2003 non ha reagito significativamente e non ha emanato provvedimenti utili a rafforzare il contrasto all’uso del tabacco e dei vapori contenenti nicotina.
Ma la pressione degli organismi internazionali di esperti e pazienti cresce, come cresce la critica alla Commissione Europea per la sua latitanza. Quindici Stati Membri dell’Unione Europea hanno chiesto recentemente alla Commissione di aumentare le tasse e le accise sul tabacco, sulle e-cig, sul tabacco riscaldato aggiornando la Direttiva sulla Tassazione del tabacco che risale al 2011, e con essa la Direttiva sulla pubblicità dei prodotti del tabacco. La richiesta è stata appoggiata da molte organizzazioni professionali, accademiche e popolari nonché dal WHO della Regione Europea. Finalmente il 16 luglio 2025 la Commissione ha licenziato un testo di revisione della Direttiva della Tassazione del tabacco e dei liquidi contenenti nicotina ed è in procinto di passarla al Consiglio per l’approvazione29.
Nel 2024 il Consiglio dell’Unione Europea aveva tentato di emanare una Direttiva sul controllo del tabacco e dei prodotti contenenti nicotina ma non ha ottenuto il voto favorevole del Parlamento Europeo e ha dovuto limitarsi ad emanare una Raccomandazione che non ha potere vincolante30. Il WHO della Regione Europea si è dato l’obiettivo di aggiornare la Convenzione Quadro del 2003, ma ancora non disponiamo di una versione definitiva. Singoli Stati Europei (Francia, Gran Bretagna, Svezia) hanno dichiarato di voler intervenire con legge per tamponare la pericolosa situazione che sta minacciando la salute pubblica e in particolare la salute dei giovani e delle donne.
Non sappiamo quali saranno le iniziative dell’Italia ma confidiamo che il recepimento con legge della Raccomandazione del Consiglio Europeo del 3 dicembre 2024 e soprattutto, se approvata, della nuova Direttiva della Commissione del 16 luglio 2025 sulla Tassazione dei prodotti del tabacco e di quelli contenenti nicotina, possa porre un freno alla crescita dei consumi che stiamo osservando e dare inizio a un rafforzamento delle misure di prevenzione primaria e di promozione della salute. In particolare auspichiamo che l’Italia cessi di dare alla filiera del tabacco agevolazioni fiscali e imponga ai produttori una tassa per il risarcimento per i danni provocati alla salute pubblica e al creato, come previsto dall’art. 8 della Direttiva dell’Unione Europea 2019/904 (“EU Single Use Plastics Directive”) e relativa decisione di esecuzione che prevede che gli Stati Membri vietino la produzione oppure assicurino che tutti i costi per la gestione dei rifiuti generati dai loro prodotti vengano addebitati ai produttori a titolo di risarcimento o rimborso31. Anche la British Columbia (Canada) ha presentato una proposta di legge in tal senso, stante che la disposizione sull’ambiente di miliardi di mozziconi e dei devices disposable dello svapo sono pericolosi inquinanti ambientali.
Nel frattempo però, il 9 settembre a Trieste, la BAT (British American Tobacco) Italia ha inaugurato una prima linea di produzione aggiuntiva di sigarette e ha annunciato l’aggiunta di 16 nuove linee di produzione per un investimento da 80 milioni, con l’assunzione entro il 2026, di ulteriori 150 persone. Iniziativa che si aggiunge alle molte altre attuate in passato dai produttori e consentite dalle Istituzioni italiane.
Il momento attuale non sembra quindi favorevole per una inversione di tendenza, ma confidiamo che nel prossimo futuro prevalga anche in Europa il valore umano ed economico della salute pubblica. Investire nella salute pubblica è conveniente giacchè per ogni Euro investito la società guadagna 14 Euro in minori spese sanitarie e maggior produttività32.
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