La crescita

La continua crescita della popolazione e la crescita dei consumi (in parte fisiologica, in parte indotta dalla pubblicità e dalla pressione sociale e quindi inutile) comportano una crescente quantità di rifiuti che danneggiano la biosfera e divengono insostenibili e incompatibili con il benessere del pianeta: CO2 ed effetto serra conseguente sono in particolare un preoccupante rifiuto che rischia di generare disastri planetari. Quindi secondo Pallante non bisogna più premere sulla crescita dei consumi, ma sul loro ritorno ai consumi necessari, facendo cessare tutta quella serie di danni ambientali e sociali che il consumismo genera a vantaggio del profitto di alcuni, ma a danno della salute e della fisiologia di tutti.
La politica avveduta non dovrebbe quindi più parlare di crescita e di investire sulla devastazione del territorio, ma incentivare al ritorno della società ai ritmi naturali, all’agricoltura, al rispetto dell’ambiente e del suo verde, ai consumi essenziali, alla riparazione delle macchine anziché alla loro sostituzione, al risparmio energetico e di acqua; in una parola ad amare il creato.

La crisi economica (Spigolature)

Secondo W. Stanley Jevons tra una crisi economica e l’altra intercorrono circa 10 anni, quanti occorrono perché dopo la depressione dei consumi, la produzione in eccesso che ne consegue, la riduzione del credito e il malessere psico-sociale della popolazione inizi la lenta ripresa del nuovo periodo ascendente del benessere, con ripresa dei consumi, crescita della produzione, trasformazione del risparmio in beni mobili e immobili, aumento del credito.

(citato da V. Pareto, Manuale di Economia Politica, 1906)