Proposta per gli IRCCS

PROPOSTA per gli ISTITUTI DI RICOVERO E CURA A CARATTERE SCIENTIFICO (IRCCS)

Con il Dec. Leg.vo 288/2003 ed il successivo Accordo Stato-Regioni dell’1 luglio 2004 si sono definite la configurazione giuridica e le finalità degli Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS) che attendevano una regolamentazione dagli anni ‘80 e che sono stati gestiti da Commissari Straordinari per quasi 10 anni. Gli IRCCS sono presidi di interesse nazionale deputati alla ricerca propria del Servizio Sanitario Nazionale e cioè quella trasferibile a breve a beneficio del paziente, del Servizio Sanitario o delle imprese nazionali che producono prodotti di interesse sanitario.

Il Dec. Leg.vo 288/2003 prevede che gli IRCCS esistenti, siano essi di diritto pubblico o di diritto privato, possono essere confermati, se hanno i requisiti scientifici, a discrezione delle Regioni, che devono innanzi tutto dichiarare se vogliono continuare o meno ad avere gli IRCCS nel loro territorio. Viene poi lasciata alle Regioni la facoltà di decidere se gli IRCCS pubblici debbano essere trasformati in Fondazioni (con alcuni grandi vantaggi legati alla loro configurazione giuridica) oppure debbano essere mantenuti in una configurazione simile all’esistente e quindi non trasformati in Fondazioni. Le Regioni inoltre potranno indicare se desiderano avere nuovi IRCCS, sia pubblici, sia privati.

Rimane aperto, a questo punto, soltanto un problema essenziale che va sciolto ed è quello dei debiti pregressi, che le Regioni ritengono siano a carico dello Stato (in quanto gli IRCCS sono stati governati da Commissari di nomina ministeriale) e che lo Stato ritiene  invece debbano ricadere nella competenza delle Regioni. Da questo contenzioso ormai pluriennale è derivato un danno grave agli IRCCS, perchè le Regioni hanno vissuto questi Istituti come corpi estranei al tessuto regionale e quindi, anziché privilegiarne e potenziarne lo sviluppo, li hanno sacrificati riducendo i finanziamenti, soprattutto quelli che riguardano le funzioni, cioè le prestazioni non tariffate. Questo contenzioso continua ancora oggi e continua anche l’ostilità delle Regioni nei confronti degli IRCCS, dimostrata anche dal fatto che ben tre Regioni (Emilia Romagna, Marche, Sicilia) hanno impugnato presso la Corte Costituzionale il Dec. Leg.vo. 288/2003.

Così stando le cose, per trovare una soluzione all’intera vicenda e consentire agli IRCCS di svilupparsi e quindi alla ricerca del Servizio Sanitario Nazionale di potenziarsi in misura significativa (si pensi che agli IRCCS appartengono gli Istituti Oncologici più importanti del Paese), propongo che il disavanzo esistente (circa € 500 milioni) venga suddiviso tra lo Stato e le Regioni interessate, per un ammontare a carico dello Stato di circa € 250 milioni. A questo onere per lo Stato dovrebbe far fronte, da parte delle Regioni, l’impegno a coprire eventuali futuri disavanzi dei loro IRCCS. Così facendo, ritengo che si possano salvare gli Istituti di eccellenza di cui l’Italia ha particolarmente bisogno, si dia spazio alla ricerca clinica e traslazionale e si ponga fine ad una situazione di disagio che danneggia questi Istituti. Il rischio, infatti, è che gli IRCCS pubblici esistenti perdano qualità e quindi le caratteristiche di Centri di Eccellenza e, di conseguenza, che solo i Centri privati possano in futuro rappresentare i punti di riferimento per l’eccellenza in sanità.

Roma, 16 luglio 2004

Gli Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS)

Memoria per l’Avvocato dello Stato

Diversamente dagli Ospedali, gli Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS) sono Enti, la cui finalità è quella di realizzare ricerche di tipo clinico e traslazionale ossia rapidamente trasferibili a beneficio dei malati e/o del Servizio Sanitario. Pertanto l’assistenza è finalizzata alla ricerca e, a questa, subalterna. Perché la ricerca sia massimizzata in termini di qualità e di efficienza, è importante che gli IRCCS operino in rete, ossia siano tra loro coordinati su obiettivi stabiliti dal Piano Sanitario Nazionale. Oggi, inoltre, le reti nazionali, nel sistema di globalizzazione internazionale della ricerca, devono a loro volta collegarsi con analoghe reti di altri Paesi, proprio perchè nessuna nazione, soprattutto se relativamente piccola, è in grado di offrire quella massa critica che è indispensabile al conseguimento dei risultati. Lo testimoniano gli Accordi recentemente stipulati dall’Italia con gli Stati Uniti e la Repubblica Popolare Cinese, secondo i quali l’utilizzo della rete degli IRCCS rappresenta un strumento per dare concretezza alla ricerca in campo oncologico, nell’ambito degli impegni assunti in sede internazionale. Si pensi, ad esempio, alla necessità di reclutare un elevato numero di pazienti per sperimentare un farmaco o alla necessità di disporre, nell’ambito della rete oncologica, di certi tipi di tumore, al fine di verificare rapidamente la validità di un test predittivo. Proprio l’operazione di concentrazione delle risorse umane e finanziarie è lo sforzo che è in atto in tutti i Paesi evoluti, perchè è risultato chiaro che, solo raggiungendo la massa critica, si può sperare di ottenere un risultato e quindi di far avanzare la conoscenza scientifica. Anche in Italia questo sforzo è stato impostato con il d. leg.vo 288 che offre due fondamentali vantaggi:

1) riunire gli IRCCS in reti, finalizzandone l’azione a obiettivi del Piano Sanitario Nazionale di grande rilevanza sanitaria (tumori, trapianti, cellule staminali);

2)  consentire a questi Istituti una gestione che bilanci gli interessi e i poteri regionali con quelli nazionali;

3)  consentire il coordinamento di tutte le realtà locali attraverso un indirizzo unitario che rimane una competenza dello Stato.

A questo fine si è prevista la possibilità di trasformare gli IRCCS in Fondazioni, dotando queste ultime di un Consiglio di Amministrazione ove siano rappresentati gli interessi e i poteri che ne hanno titolo e quindi il Ministero della Salute (estensore del Piano Sanitario Nazionale e degli indirizzi strategici nazionali) e le Regioni, lasciando altresì spazio ad eventuali finanziatori non di profitto, quali le Fondazioni bancarie.

La Fondazione IRCCS gode di maggior flessibilità gestionale e anche della possibilità di autofinanziarsi, mettendo a frutto i risultati della ricerca e le invenzioni realizzate negli Istituti. Se venisse meno il concetto di rete e quindi la sinergia degli Istituti su pochi grandi obiettivi, si perderebbero incisività e potenzialità della ricerca clinica e traslazionale e, con esse, l’opportunità di competere con altri Paesi avanzati. Tutto questo non toglie poi che gli IRCCS possano anche attivare ricerche di interesse più strettamente regionale e quindi essere funzionali anche agli interessi della Regione che li ospita, essendo questa ampiamente rappresentata nel Consiglio di Amministrazione.

Roma, 15 settembre 2004

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