Accordo di Cernobbio

Ministero della Salute

 

CONFERENZA DEI PRESIDENTI DELLE REGIONI E DELLE PROVINCE AUTONOME

 

SANITA’ FUTURA

DOCUMENTO DEL MINISTRO DELLA SALUTE

E DEGLI ASSESSORI ALLA SANITA’ DELLE REGIONI

E DELLE PROVINCE AUTONOME

 

CERNOBBIO, 6 APRILE 2004

 

Documento approvato dalla Conferenza dei Presidenti delle Regioni

e delle Province autonome il 27 maggio 2004

 

SANITA’ FUTURA

documento del Ministro della Salute e degli assessori alla Sanità delle Regioni e delle Province Autonome

Premessa

Malgrado le difficoltà economiche e politiche di questo periodo storico, malgrado le legittime posizioni dei vari schieramenti politici, malgrado i differenti ruoli delle Istituzioni che intervengono nel governo della sanità, si è stabilito nel biennio passato una convergenza di Stato e Regioni su alcuni grandi obiettivi strategici, che possono essere raggruppati in tre principali capitoli:

– organizzare meglio e potenziare la promozione della salute e la prevenzione;

– organizzare meglio e potenziare le misure di protezione della salute pubblica e la risposta alle emergenze sanitarie;

– ridisegnare alcuni ambiti del Servizio Sanitario Nazionale per meglio rispondere ai nuovi bisogni dei cittadini.

Contenuti

La rivoluzione tecnologica e demografica intervenuta nell’ultimo decennio ha posto tutti gli Stati occidentali di fronte all’evidenza che i nuovi e vecchi bisogni della popolazione richiedono l’impiego di crescenti risorse. Malgrado ogni Paese, inclusa l’Italia, abbia aumentato i fondi per la sanità, la crescita della spesa risulta ancora maggiore. Tutti i Governi quindi si trovano di fronte alla necessità di definire un piano strategico che permetta loro di continuare ad erogare servizi sanitari in modo efficiente e soddisfacente per i cittadini. Anche l’Italia si trova di fronte allo stesso problema; il Ministro della Salute e gli Assessori regionali alla Sanità  sono concordi nel ritenere che due siano le linee di intervento necessarie:

1)   ottenere maggiori finanziamenti pubblici per affrontare meglio l’area socio-sanitaria e, in particolare, la non-autosufficienza delle persone anziane;

2)   razionalizzare maggiormente il Servizio Sanitario esistente, così da aumentarne l’efficienza e la qualità.

Per quanto riguarda il primo punto, la strada è quella di destinare nuove risorse anche attraverso la costituzione di un fondo per la non-autosufficienza.

Per quanto riguarda il secondo punto, si condivide di dover intervenire secondo le seguenti priorità:

1)   utilizzare il ridisegno del sistema informativo sanitario, che è già stato finanziato ed appaltato, per rimettere ordine nei fondamentali del Servizio Sanitario. Questi fondamentali o “mattoni” includono l’univoca definizione delle strutture e delle prestazioni, l’evoluzione del sistema del DRG e la definizione di standard ottimali di offerta, senza i quali si rischia di eccedere con incrementi inappropriati della spesa o di essere in difetto con allungamento delle liste di attesa. Il contenimento delle liste d’attesa per le prestazioni urgenti e per quelle meno urgenti resta una priorità assoluta, cui dedicare la massima attenzione;

2)   il secondo obiettivo è quello di ottimizzare la domanda attraverso la migliore organizzazione della medicina territoriale, che valorizzi il ruolo del medico di medicina generale chiamato ad operare in stretta collaborazione con l’insieme dei servizi sanitari territoriali ed ospedalieri. Si tratta di prevedere un processo di riaggregazione organizzativo ed operativo dell’azione dei medici di medicina generale nell’ambito del quale favorire la nascita di esperienze più avanzate di aggregazione e di lavoro in gruppo quali le Unità Territoriali di Assistenza Primaria (UTAP) o i Poliambulatori. Tale processo dovrà realizzare da parte di medici convenzionati (medici di medicina generale, pediatri di libera scelta, specialisti, medici della continuità assistenziale e di Guardia Medica), che operano in gruppo, la possibilità di erogare una serie di cure primarie ininterrottamente, corresponsabilizzandoli in ordine alla spesa all’interno di una quantità di risorse programmate, sottoponendosi a verifica su indicatori di quantità e qualità. Compito dei nuovi modelli organizzativi sarà anche quello di farsi carico della cura della cronicità, riducendo in tal modo il ruolo dell’Ospedale per acuti che, in quanto tale, non è adatto alla cura del cronico; questo può essere curato meglio e a minor costo nella struttura ambulatoriale vicino a casa. Inoltre, una organizzazione delle cure primarie così impostata  riduce il ricorso al Pronto Soccorso, che oggi è spesso intasato per l’accesso improprio di pazienti. Dalla combinazione dei due sopraddetti punti si ottiene la riduzione delle liste d’attesa e la riduzione dei costi dell’inappropriatezza, che possono essere dirottati verso la copertura di nuovi bisogni. I medici convenzionati del territorio, infine, hanno un ruolo fondamentale nella realizzazione del successivo punto 4 (piani nazionali di prevenzione oncologica e cardiovascolare, educazione sanitaria);

3)   un terzo importante elemento è costituito dal miglioramento continuo della qualità, che passa nella misura degli outcomes e dall’applicazione nella pratica del governo clinico, soprattutto all’interno dei Dipartimenti degli Ospedali di alta specialità. Il governo clinico si basa sull’educazione continua in medicina, la cui attuale impostazione va opportunamente rivista, spostando la priorità dalla convegnistica alla capillare attività locale e all’aggiornamento sul lavoro e nello studio del medico, così da evitare l’attuale spostamento di grandi quantità di personale per i Convegni e i conseguenti ingenti costi. Va prioritariamente sistemato l’aggiornamento nell’ambito dei Dipartimenti Ospedalieri, realizzando un sistema organizzato a responsabilità del Capo Dipartimento per assicurare che i processi di diagnosi e cura si svolgano sulla base dell’evidenza clinica più aggiornata e consentano una serie di riscontri e verifiche all’Azienda sanitaria e alla Regione, tali da garantire che variazioni individuali e sprechi siano ridotti al minimo. Contestualmente, il governo clinico riduce il rischio di errore in medicina e quindi i danni e relativi risarcimenti che ne derivano. Il Governo clinico quale strumento di miglioramento continuo dell’efficienza e della qualità è quindi un sistema organizzato utile ai cittadini, ai medici e alle aziende sanitarie;

4)   va continuato lo sforzo culturale ed organizzativo per potenziare le misure di educazione sanitaria, di prevenzione primaria e di diagnosi precoce. Le iniziative di contrasto al fumo, all’eccesso alimentare, all’alcoolismo, alla droga, agli incidenti stradali, ma anche il piano nazionale per la prevenzione oncologica e degli incidenti cardiovascolari sono investimenti ad altissimo ritorno sociale  ed  economico che tutti i Paesi avanzati, compresa l’Italia stanno sviluppando. Si tratta di uno sforzo organizzativo, ma anche comunicativo che deve vedere impegnate tutte le Istituzioni, ma anche tutte le componenti del Servizio Sanitario Nazionale. Su alcuni di questi temi, cui si può aggiungere – per il suo carattere esemplare, ma anche per il grande impatto in termini di salute – anche la prevenzione delle complicanze del diabete, è possibile puntare per  configurare un Piano nazionale di prevenzione attiva (Allegato 1). E’ infatti dimostrato che solo un sistema organizzato che vede l’azione congiunta dei medici di medicina generale e delle Aziende Sanitarie ed Ospedaliere e che consente di censire i cittadini target, di raggiungerli con molteplici sollecitazioni, di fornire loro il risultato della loro partecipazione al programma di prevenzione, dà il risultato di ridurre l’insorgenza delle patologie e dei relativi costi;

5)   vi è la necessità di sviluppare e potenziare Centri di Eccellenza Clinica per competere in Europa e prepararci alla libera circolazione dei pazienti e dei medici. La maggior percezione del bene salute da parte dei cittadini ci obbliga ad investire nella qualità, giacché la qualità dei servizi è divenuta anche in Italia un bene strategico. Il recente decreto legislativo, che offre una normativa speciale per gli Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS) e che consente loro di mettere a frutto le loro capacità e le loro invenzioni, ha anche lo scopo di creare una rete delle migliori esperienze tra IRCSS e le altre strutture Ospedaliere in modo da sviluppare sinergie che rendano competitiva l’offerta sanitaria italiana;

6)   ricerca clinica e traslazionale, utile al Servizio Sanitario Nazionale e all’industria nazionale, e che offra una sorgente di risorse economiche aggiuntive a quella dei finanziamenti pubblici  nazionali o internazionali. Abbiamo bisogno di meglio scolpire il senso e il ruolo della ricerca sanitaria, diversa da quella dell’Università e degli Enti di ricerca, mirata a tradurre rapidamente in servizi per i malati e in prodotti utili all’industrianazionale le scoperte che  quotidianamente si realizzano nei nostri Ospedali e che per ragioni di carattere organizzativo non riusciamo a trasformare in prodotti o servizi che contribuiscano al benessere dei singoli cittadini e delle nostre imprese.

Si dovranno infine identificare le modalità con cui sostenere le Regioni che hanno più difficoltà a realizzare il governo del sistema, in modo tale che esse possano migliorare la loro efficienza e porre termine a costi che sono insostenibili e fortemente penalizzanti per le Regioni stesse. Grande rilievo va dato in particolare al ridisegno della rete ospedaliera e al corretto dimensionamento delle strutture accreditate(*). A questo scopo si potrebbe utilizzare come riferimento quanto previsto dall’ ex art. 19 ter del D.lgs 502/92, unitamente allo sviluppo di esperienze di partneriato con Regioni virtuose di sostegno.

(*) Nota. Il riordino della rete assistenziale è prioritario e va inteso non tanto come riduzione dei Presidi, ma piuttosto come loro coordinamento in una rete che, partendo dall’Ospedale di riferimento ad alta intensità di cura, si collega ad altre strutture a diversa o minore intensità di cura: Ospedali intermedi, strutture territoriali di riabilitazione (RSA, Centri Diurni Integrati, Poliambulatori e UTAP, Distretti socio-sanitari, domicilio). Questa rete deve essere disegnata dalla Regione su base provinciale, essere gestita ed assicurare uno stretto collegamento e dialogo tra tutti i componenti anche su base informatica. Parte fondamentale della rete devono essere i punti di Pronto Soccorso, dotati di Astanteria e gestiti da specialisti dell’urgenza ed emergenza, collegati in rete con i DEA di 1 e 2 livello e con i medici della Guardia Medica. La specialità in medicina d’urgenza è a questo punto un elemento indispensabile che va implementato anche in Italia al più presto.

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