Assessore ai Servizi Sociali

Assessorato ai Servizi Sociali del Comune di Milano

 
(anni 1999-2001)

Anziani e povertà nelle metropoli italiane

La situazione italiana – Il cambiamento della popolazione

La maggior parte dei dati riportati di seguito sono stati ottenuti dal Rapporto sulla Situazione Sociale del Paese 1999 pubblicato dal Censis.

La crescita della speranza di vita unitamente al dimezzarsi della natalità hanno portato l’Italia alla situazione della Tabella 1.

Tabella 1 – Evoluzione della popolazione italiana dal 1950 ad oggi e previsione fino al 2040 (v. a. in milioni di abitanti)

 

AMMONTARE

INCREMENTO

TASSO %

MEDIO ANNUO

% SULLA POPOLAZIONE

ITALIANA

1950

1995

2040

1950/

1995

1995/

2040

1950/

1995

1995/

2040

1950

1995

2040

 < 60 anni

41,3

44,7

28,1

3,4

-16,7

0,2

*1,0

     
60 e più

5,8

12,5

19,5

6,7

7,0

1,7

1,0

12,3

21,9

41,0

80 e più

0,5

2,1

4,8

1,6

2,7

3,2

1,9

1,2

3,7

10,1

Fonte: elaborazione Cnr-Irp su dati Onu, 1995. Per la previsione è stata considerata la variante media che prevede per il quinquennio 2035-40 una vita media pari a 82,7 anni (77,5 quella del 1990-95) un numero medio di figli per donna pari a 1,8 (1,3 quello dal 1990-95)

All’1.1.1999 gli anziani con più di 65 anni di età in Italia ammontavano a oltre 10 milioni, pari al 17,7% della popolazione totale, superando di 3 punti quella dei ragazzi con meno di 15 anni. I soggetti più longevi sono poi caratterizzati da aumentato rischio di pluripatologie e di perdita di autosufficienza, rese più precarie dalle modificazioni della famiglia (Tabella 2), che in oltre il 45% dei casi è costituita da uno/due componenti.

 

Tabella 2 – Famiglie per numero di componenti, 1989-1998 (valori %)

                                MEDIA DELLE RILEVAZIONI BIENNALI

                                                                          1989/90

1993/94

1997/98(*)

Uno

20,3

21,5

21,3

Due

23,7

24,7

26,4

Tre

23,2

23,4

23,6

Quattro

22,6

21,5

21,0

Cinque

7,7

6,5

6,0

Sei e più

2,4

2,3

1,7

Totale

100,0

100,0

100,0

Numero medio di componenti

2,9

2,7

2,7

(*) Dati provvisori

Fonte: Istat, Indagine Multiscopo

Il rapporto Censis evidenzia che in Italia oltre 3 milioni di famiglie (pari al 15% del totale) si trovano in condizioni di grave disagio per la malattia di un famigliare, che nel 47% dei casi è di tipo cronico e invalidante.

Tipico caso è la malattia di Alzheimer, che interessa 500.000 individui che per l’80-90% sono residenti al proprio domicilio e assistiti dai famigliari, per lo più donne (73% dei casi), che dedicano mediamente 7 ore al dì per l’assistenza diretta e 11 ore alla sorveglianza del paziente.

L’impatto economico e psicologico di ciò sui famigliari è grave. I Servizi Sociali sono assolutamente carenti: i centri medici per l’Alzheimer sono pochi, i CDI e l’ADI sono limitati, i farmaci di nuova generazione a carico del paziente, i ricoveri di sollievo quasi nulli, la diagnosi precoce e l’informazione insoddisfacenti.

Sgravi fiscali, aiuti economici e programmi di educazione e di sostegno sono quanto il Censis propone.

La spesa della protezione sociale in Italia

La spesa corrente sul PIL per la protezione sociale nel 1996 fu 24,8%, pari a L. 500 miliardi (Tabella 3), con la quota maggiore riservata alla previdenza (363,5 miliardi) e una quota inferiore per la sanità (20,6% del totale – Tabella 4) e l’assistenza (6,7% del totale, di cui 42% per le pensioni di invalidità e il 30% per l’assistenza sociale).

Tabella 3 – Prestazioni di protezione sociale, 1998 (*) (miliardi di lire e composizione %)

Funzione e tipo di prestazione

Istituzioni delle amministrazioni pubbliche

Altre istituzioni

Totale

% sul totale

% sul totale del comparto

Sanità

103.235

0

 

103.235

20,6

100,0

Assistenza farmaceutica

12.833

0

12.833

2,6

12.4

Assistenza ospedaliera

 

62.137

0

62.137

12,4

60,2

Altre prestazioni sanitarie

 

28.265

0

28.265

5,6

27.4

Previdenza

 

329.258

34.298

383.556

72.6

100.0

Pensioni e rendite

293.524

 

2.093

 

295.617

 

59,1

 

81,3

Liquidazione per fine

rapporto di lavoro

11.559

21.727

33.286

6,6

9,2

Indennità di malattia temporanea,

per infortuni e di maternità

5.607

10.412

16.019

3,2

4,4

Indennità di disoccupazione

6.812

0

6.812

1,4

 

1,9

Assegno di integrazione salariale

1.547

0

1.547

0.3

0.4

Assegni familiari

7.957

63

8.020

1,6

2,2

Altri sussidi e assegni

2.252

 

3

 

2.255

 

0,5

 

0,6

 

Assistenza

 

 

29.651

 

4.121

 

33.772

 

6,7

 

100,0

 

Pensione sociale

 

3.576

 

0

 

3.576

 

0,7

 

10,6

 

Pensione di guerra

2.448

 

0

 

2.448

 

0,5

 

7,2

 

Pensione agli invalidi civili

 

14.244

 

0

 

14.244

 

2,8

 

42,2

 

Pensione ai ciechi

 

1.466

0

1.466

0,3

4,3

Pensione ai sordomuti

 

 

241

 

0

 

241

 

0,0

 

0,7

 

Altri assegni e sussidi

1.888

 

0

 

1.888

 

0,4

 

5,6

 

Assistenza sociale

5.788

 

  4.121

 

9.909

 

2,0

 

29,3

 

Totale protezione sociale

462.144

38.419

500.563

100.0

 

Fonte: Relazione Generale sulla situazione economica del Paese, 1998

 

Tabella 4 – Spese del Servizio Sanitario Nazionale per funzione, 1997-1998

        1997 (in lire 1998)

 

Valore assoluto

(miliardi di lire)

Var. %

1996-97

 

Spesa media per abitante (lire)

 

Distribuzione %

 

Personale

47.874

9,1

832.429

43,0

Medicina di base

6.868

8,4

119.425

6,2

Assistenza farmaceutica convenzionata

12.416

7,0

215.878

11,2

Beni e servizi

19.988

1,5

347.558

18,0

Assistenza ospedaliera convenzionata

12.064

6,2

209.764

10,8

Assistenza specialistica esterna

1.628

14,7

28.303

1,5

Assistenza specialistica interna

1.299

9,1

22.587

1,1

Altre

9.090

7,1

158.031

8,2

Totale spese correnti

111.228

7,0

 

1.933.976

99,9

                                                                              1998

 

 

Valore assoluto

(miliardi di lire)

Var. %

1996-97

 

Spesa media per abitante (lire)

 

Distribuzione %

 

Personale

47.516

– 0,7

825.379

42,0

Medicina di base

6.878

0,1

119.471

6,1

Assistenza farmaceutica convenzionata

13.457

8.4

233.746

11,9

Beni e servizi

19.986

0.0

347.173

17,7

Assistenza ospedaliera convenzionata

13.131

8.8

228.087

11,6

Assistenza specialistica esterna

1.925

18.3

33.444

1,7

Assistenza specialistica interna

1.283

– 1,2

22.289

1,0

Altre

9.007

– 0,9

156.444

8,0

Totale spese correnti

113.183

1,8

1.966.033

99,9

               

Fonte: elaborazione Censis su dati della Relazione Generale sulla situazione economica del Paese 1998

In totale quindi l’assistenza sociale è solo il 2,2% della spesa totale per la protezione sociale.

Per quanto concerne le pensioni, il 30% delle pensioni INPS è ≤ al mimino (= L. 720.900 mensili) e un altro 31,6% è compreso tra il minimo e 1,5 milioni mensili (Tabella 5).

Tabella 5 – Distribuzione del numero delle pensioni INPS vigenti all’1/1/1999 e relativa spesa annua per classi di importo

 

Classe d’importo

(in migliaia)

Numero Pensioni

Importo annuo % sul totale

(in miliardi)

% sul totale

Totale Fpld e autonomi

Inferiore al minimo

2.944.535

20.7

13.704

7,4

       
Al minimo

4.508.286

31.7

42.059

22,6

Da minimo a 1.500

4.310.516

30.3

58.805

31,6

Da 1.500 a 2.500  

1.881.064

13.2

46.325

24,9

Da 2.500 a 3.500  

470.155

2.9

15.251

8,2

Da 3.500 a 5.000

 

132.576

0.9

6.858

3,7

Oltre 5.000

34.517

0.3

2.882

1,6

Totale

14.218.652

100.0

185.885

100.0

Fpld

Inferiore al minimo

1.911.615

18,9

8.564

5,9

Al minimo

2.395.085

23,7

22.304

15,4

Da minimo a 1.500

3.556.226

35.2

48.827

33,7

Da 1.500 a 2.500

1.688.247

16,7

41.677

28,7

Da 2.500 a 3.500

380.681

3,8

14.267

9,8

Da 3.500 a 5.000

127.102

1,4

6.580

4,5

           
Oltre 5.000

33.900

0,3

2.833

2,0

 
Totale

10.092.856

100.0

145.053

100.0

 
Totale autonomi Inferiore al minimo

1.032.920

25,0

5.140

12,6

 

 
Al minimo

2.113.204

51.2

19.755

48,4

 
Da minimo a 1.500

754.290

18,3

9.978

24.4

 
Da 1.500 a 2.500

192.817

4,7

4.648

11,4

 
Da 2.500 a 3.500

26.474

0,6

984

2.4

 
Da 3.500 a 5.000

5.474

0.1

278

0.7

 
Oltre 5.000

617

0.0

49

0.1

 
Totale

4.125.796

100.0

40.832

100.0

 
                     

Fonte: elaborazione Censis su dati Inps

Chi provvede all’assistenza sociale in Italia

Le leggi sul decentramento amministrativo che si sono succedute dal 1990 ad oggi (Tabella 6) hanno accentuato la responsabilità dei Comuni nel reperimento delle risorse e nella gestione dell’assistenza, ma non hanno concesso molto all’autonomia organizzativa e l’eccessiva variazione del quadro di riferimento ha comportato instabilità.

Tabella 6 – L’evoluzione normativa delle autonomie locali

I provvedimenti fondamentali
1.  L. 142/90           – Ordinamento autonomie locali2.                                          L. 241/90                – Attività Amministrativa3.                              L. 81/93                     – Procedimenti elettorali negli enti locali4.  D.Lgs. 29/93     – Personale e dirigenza5.  L. 109/94          – Lavori pubblici6.  L. 481/95          – Servizi pubblici

7.  D.Lgs. 77/95     – Ordinamento finanziario e contabile EE.LL.

8.  L. 59/97            – Decentramento amministrativo

9.  L. 127/97          – Semplificazione amministrativa

10. D.Lgs. 112/98   – Attuazione decentramento

I principali interventi recenti
D. Lgs. 123/97     – Conferimento a regioni delle funzioni in materia di agricoltura e pescaD. Lgs. 414/97     – Conferimento alle regioni ed agli enti locali di funzioni e compiti in materia di trasporto pubblico localeD. Lgs. 466/97     – Conferimento alle regioni ed agli enti locali di funzioni in materia di mercato del lavoroD. Lgs. 109/98     – Conferimento di altre funzioni e compiti amministrativi alle regioni ed agli enti localiD. Lgs. 244/97     – Riordino del sistema dei trasferimenti agli enti localiD. Lgs. 446/97     – Riforma della fiscalità locale

L. 415/98             – Modifiche alla legge 109/94 e ulteriori disposizioni in materia di LL. PP

L. 110/99             – Disposizioni in materia di elezione degli enti locali

L. 285/99             – Disposizioni in materia di autonomia e ordinamento degli EE. LL. e modifiche alla legge 142/90

I più significativi provvedimenti in discussione
Disegno di legge C 5830 – Ordinamento federale della Repubblica Disegno di legge C 3627 – Attività contrattuale della P.A. Disegno di legge S 4014 – Riforma dei servizi pubblici localiDisegno di legge C 2762 – Semplificazione delle procedure urbanistiche

Fonte: Censis, 1999

Lo Stato non può oggi esimersi dal dovere di affrontare con strumenti nuovi le trasformazioni determinate dal progressivo invecchiamento della popolazione, usando modalità diverse da quelle tradizionali, se necessario. E’ innanzi tutto necessario rivedere il sistema previdenziale. La riforma Amato e la riforma Dini (Tabella 7) hanno dimostrato una limitata efficacia cosicché il rapporto tra spesa pensionistica e PIL continua a crescere e si attende un picco nel 2031 con un valore del 15,8% contro l’attuale 14,2%.

Tabella 7 – La trasformazione del sistema previdenziale nelle riforme “Amato” e “Dini”

RIFORMA AMATO:Innalzamento dell’età pensionabile fino a 60 anni per le donne e fino a 65 per gli uominiGraduale ampliamento del periodo di riferimento per il calcolo della pensione. In particolare nel modello vengono distinte due categorie:

  1. Iscritti con anzianità, contributiva maggiore di 15 anni al 31-12-92 per i quali il periodo di riferimento è esteso agli ultimi 10 anni di attività.
  2. Iscritti con anzianità contributiva inferiore ai 15 anni per i quali il periodo di riferimento è esteso all’intera carriera lavorativa.

Aumento del requisito minimo di anzianità contributiva per la maturazione del diritto alla pensione di vecchiaia da 15 a 20 anni entro l’anno 2002

Riduzione della misura dell’indicizzazione (non più alle retribuzioni nominali ma all’indice dei prezzi)

Graduale passaggio a 35 anni di contributi come requisito minimo per la pensione di anzianità, anche per i dipendenti pubblici

RIFORMA DINI:Fase di transizione Per i lavoratori con anzianità contributiva maggiore di 18 anni al 31-12-95 la pensione viene interamente calcolata secondo le regole del metodo retributivo.Per i lavoratori con anzianità contributiva inferiore a 18 anni al 31-12-95 la pensione viene calcolata come somma di due quote: la prima relativa all’anzianità maturata fino all’entrata in vigore della riforma e calcolata secondo le regole vigenti ante-riforma e la seconda relativa al periodo di attività lavorativo successivo e calcolata con il sistema contributivo.Durante la fase transitoria la legge ha previsto norme differenziate per i lavoratori dipendenti privati e pubblici e per i lavoratori autonomi intese a consentire un graduale aumento dei requisiti minimi per l’accesso fino a raggiungere i livelli previsti a partire dal 2008.Per l’accesso alla pensione sono richiesti, dal 2008 in poi, 35 anni di anzianità contributiva e almeno 57 anni di età o, in alternativa, 40 anni di anzianità contributiva. Queste condizioni sono riferite sia ai vecchi sia ai nuovi iscritti al 31-12-95.
Situazione a regimeCalcolo delle pensioni effettuato con riferimento ai contributi dell’intera vita lavorativa. Le quote delel retribuzioni accantonate vengono capitalizzate al tasso di crescita quinquennale del Pil nominale dando luogo a un “montante contributivo” che viene trasformato nella pensione annua mediante opportuni coefficienti di trasformazione (riverdibili ogni 10 anni in base alle previsioni demografiche sulla mortalità) e costruiti in funzione della vita media attesa della rendita da liquidareEtà di pensionamento flessibile tra i 57 e i 65 anniGraduale abolizione delle pensioni di anzianità. Viene stabilito un minimo contributivo di 5 anni per il conseguimento di un trattamento di vecchiaia (per avere diritto alla pensione, tuttavia, è anche necessario essere titolari di un montante contributivo il cui valore pensionistico sia pare ad almeno 1,2 volte l’assegno sociale)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fonte: elaborazione Censis, 1999

La poca efficacia è legata alla lentezza del processo di armonizzazione dei regimi (retributivo vs contributivo), e al persistere delle pensioni di anzianità che dal ’95 al ’99 è passata dal 19,9% al 27,4% di tutte le categorie INPS (invalidità, vecchiaia, superstiti) (Tabella 8).

 Tabella 8 Importi erogati per pensioni di anzianità e per il totale categorie Ivs (invalidità, vecchiaia,  superstiti) INPS* (v.a. e val. %; importi in miliardi)

Anno

Importo annuo pensioni di anzianità

Importo annuo pensioni totale categorie

Incidenza, importo pensioni anz./ pens. Totale categorie %

 

1995

31.111

156.523

 

19,9

 

1996

 

37.177

 

169.980

 

21,9

 

1997

 

43.795

 

181.872

 

24,1

 

1998

 

49.852

 

190.014

 

26,2

 

1999

 

53.624

 

195.746

 

27,4

* Al netto delle assicurazioni facoltative e dei trattamenti assistenziali

Fonte: elaborazione Censis su dati Inps

 

La nostra posizione

Il Comune di Milano, così come gli altri Comuni italiani, non si sottrae alla competenza primaria rispetto ai bisogni socio-assistenziali delle persone in stato di bisogno; è evidente però che questa azione non può essere efficace se non vengono attuati interventi di modifica strutturale del sistema socio-assistenziale, che competono allo Stato. Lo studio del problema è stato lungo e approfondito e sappiamo essere di prossima emanazione la legge di riordino firmata anche dal Ministro Turco. Chiediamo al Parlamento che il testo della legge sia coraggioso, ossia capace di riordinare la materia e di conferire equità al comparto per affrontare le grandi sfide che ci attendono. In questa logica il punto più importante è il reperimento di risorse aggiuntive; all’interno dei limiti imposti oggi dalla finanza pubblica non si può infatti rispondere in modo appropriato ad un problema di massa relativamente nuovo, come quello dell’invecchiamento della popolazione. Il fondo per le politiche a favore degli anziani deve essere più cospicuo di quello disponibile, cioè deve essere adeguato all’evoluzione della demografia e dell’epidemiologia.

E’ oggi difficile decidere, senza uno specifico approfondimento, se per l’Italia sia più conveniente la costituzione di un fondo assicurativo obbligatorio sul modello tedesco (cioè un’assicurazione per il rischio di non autosufficienza, a ripartizione tra lavoratore e datore di lavoro, quest’ultimo compensato con la soppressione di alcune festività infrasettimanali), od un prelievo sulla fiscalità generale (come si sta proponendo in Inghilterra) o l’attuazione di sgravi fiscali consistenti o un mix di queste possibilità. In questo contesto va poi innanzitutto considerata la necessità di riequilibrare meglio la destinazione delle risorse disponibili, come suggerito già nel 1997 dalla Commissione Onofri.

La costituzione di un fondo appropriato è comunque responsabilità dello Stato; non è possibile invocare il decentramento amministrativo per scaricare sui Comuni il compito di trovare le risorse necessarie. L’aumento delle imposte infatti è inaccettabile se non si pone mano al riordino strutturale della previdenza e dell’assistenza e all’eliminazione di molti sprechi della pubblica amministrazione. Oggi non sembra che lo Stato proceda a quest’impresa con la necessaria solerzia e decisione; crediamo quindi sia nostro dovere incalzare il potere centrale su questo terreno. Inoltre, in coerenza con le scelte finora effettuate di accrescere le responsabilità regionali tramite il decentramento amministrativo, il fondo dovrebbe essere regionale, pur prevedendo una quota di solidarietà per le Regioni più svantaggiate.

Solo un gruppo di pensiero forte che “reinventi il Governo” può dare garanzia di affrontare un problema di enormi dimensioni con mezzi e modi appropriati. Milano potrebbe collaborare alla costituzione di questo Gruppo e rappresentare altresì un ideale laboratorio sperimentale per nuove modalità operative, tese ad allargare e perfezionare la rete di servizi messi a disposizione degli anziani, ma anche a migliorare il tessuto sociale in cui essi vivono. Ad esempio crediamo che si debba pensare a nuove soluzioni abitative per gli anziani soli, che preveda anche una protezione sociale. A questo proposito sembra assai interessante la soluzione dei minialloggio protetti sul modello inglese dell’Associazione Abbeyfield, un prototipo dei quali è stato di recente inaugurato anche a Milano. Si tratta di appartamenti nei quali coabitano alcuni anziani autosufficienti (in genere 4-6), che usufruiscono di una propria stanza o bilocale arredato con propri oggetti, ma anche di spazi e servizi comuni (pasti, lavanderia, pulizie, etc.). L’appartamento è gestito da una governante e retto da un Consiglio di Amministrazione dell’Associazione che vigila sul buon andamento complessivo della piccola comunità. Altre soluzioni analoghe, di varia dimensione e organizzazione, sono peraltro state realizzate nei vari paesi ad economia avanzata, anche integrando gli anziani con persone più giovani e sviluppando localmente opportunità lavorative per giovani e anziani, con o senza il sostegno economico dell’Istituzione pubblica, rivolte a persone anziane più o meno autosufficienti, con sviluppo maggiore o minore di prestazioni socio-sanitarie e riabilitative.

Ricordiamo infine che oggi molti anziani, anche se con reddito discreto, non riescono a gestirsi al meglio; si sente la necessità di una maggior protezione sociale e di una Magistratura dell’anziano, che tuteli i loro diritti.

Di questo ed altro abbiamo discusso il giorno 7 febbraio 2000 in un Incontro dal titolo “Oltre il Natale – Anziani e povertà nelle metropoli italiane”.

Nel frattempo il Comune di Milano sta continuando l’azione intrapresa rendendo permanente il Servizio di Pronto Intervento avviato con “Buon Natale Anziani”, sforzandosi di acquisire al Fondo Anziani appena costituito anche considerevoli risorse private e di far conoscere meglio alle imprese e al privato sociale le opportunità di lavoro e di sviluppo che il settore anziani rappresenta, dalla tecnologia a bassa complessità, alle nuove possibilità abitative, al mercato di beni e servizi specifici.

Il nuovo servizio si aggiunge ad una vasta gamma di prestazioni erogate dal Comune di Milano direttamente o indirettamente (in convenzione), che spaziano dalla prevenzione al trattamento in RSA attraverso una gamma di servizi che sono riportati in dettaglio nella pubblicazione “La città solidale” (Rapporto sui Servizi Sociali del Comune di Milano).

Nel dicembre 1999 il Consiglio Comunale ha infine approvato una serie di iniziative proposte dalla Giunta Municipale per il 2000, che includono un potenziamento delle attività di prevenzione (attraverso l’apertura di nuovi centri Socio-Ricreativi, il potenziamento dei soggiorni climatici e di vacanza) la rivisitazione delle funzioni e compiti dei Centri Multifunzione Anziani, con particolare attenzione alla formazione e all’aggiornamento degli operatori, l’apertura di sportelli unici Comune-ASL per meglio assicurare l’integrazione sociosanitaria, l’apertura di nuovi Centri Diurni Integrati e l’inserimento nella programmazione comunale di richieste per la costruzione di 2020 posti in RSA.

In accordo con la Regione Lombardia poi, è stata inserita nel Piano Sanitario regionale l’istituzione di reparti ospedalieri post-acuti retribuiti a giornata di degenza per evitare che gli anziani vengano dimessi troppo precocemente dall’Ospedale e non risultino poi autonomi al proprio domicilio. A questi Reparti a bassa intensità di cura si dovrà poter accedere anche dal territorio per ricoveri di sollievo. Queste misure, unitamente al potenziamento dell’assistenza domiciliare recentemente realizzato, mira a tenere sempre più l’anziano al proprio domicilio, cosa che notoriamente consente alle persone una vita migliore e al sistema pubblico un risparmio di risorse. Infine particolare attenzione è stata riservata alla assicurazione di qualità dei servizi erogati. Dopo una fase pilota di 1 anno durante la quale è stato messo a punto e validato un sistema di indicatori di qualità, da quest’anno 80 RSA comunali o convenzionate con il Comune sono sottoposte a verifica e sui risultati verrà commisurata la retta. Un analogo sistema di verifica è in corso di studio e realizzazione per l’Assistenza Domiciliare Anziani.

Il nuovo Ufficio Emergenza Anziani si basa su un Ufficio operativo costituito presso l’Assessorato che opera in collaborazione con i Centri Multifunzione Anziani (CMA) di zona per raccogliere le richieste urgenti degli anziani e soddisfarle sia direttamente sia indirettamente tramite interventi che i privati vogliano attuare rapportandosi con gli anziani insieme ai CMA. L’ufficio di Pronto Intervento Anziani opera 8 ore al giorno per i giorni feriali avvalendosi anche di volontari e utilizzando sia fondi pubblici, sia fondi privati raccolti con apposite iniziative da una Fondazione di diritto privato. All’organizzazione Ufficio Centrale e CMA si è associata in via sperimentale una RSA pubblica che provvede ad operare nella zona di competenza tramite la fornitura di servizi agli anziani presso il loro domicilio, che includono pasti caldi, lavaggio e stiratura della biancheria, disbrigo pratiche.

Infine l’Ufficio Emergenza Anziani è attivato anche per proporre a privati che lo desiderino di prendere in affido gratuitamente un anziano, intendendosi con tale terminologia di ottenere che il privato possa sostenere l’anziano affidato sia dal punto di vista psicologico sia da quello economico. Anche tale pratica viene effettuata sulla scorta dell’esperienza già acquisita da qualche anno da un Ufficio del Comune che si fa carico di verificare che l’affido avvenga in condizioni tali da rispettare sia le necessità dell’anziano, sia quelle dell’affidatario. Con queste iniziative Milano crede di poter contribuire con un’esperienza utile al legislatore e all’intero Paese nell’ideare e validare modalità innovative per affrontare un problema relativamente nuovo di grandi dimensioni quale è quello dell’anziano nelle grandi città. Ancora recentemente, infatti, il rapporto “Monitoring Poverty and Social Exclusion 1999” della Joseph Rowntree Foundation sottolinea che il problema da affrontare non è tanto o solo quello di reperire le risorse economiche, quanto quello dei modi per raggiungere e sostenere le persone che più hanno bisogno (Brit. Med. J., dicembre 1999).

L’attività svolta dal Prof. Sirchia durante il suo mandato di Assessore ai Servizi Sociali del Comune di Milano si può sintetizzare in:

PROVVEDIMENTI PER LA POPOLAZIONE ANZIANA

  • realizzazione di nuove RSA Residenze Socio-Assistenziali .
  • miglioramento della qualità dei servizi erogati dalle RSA con la messa a punto di uno strumento di valutazione della qualità, un rilievo periodico dei parametri e la correlazione tra il punteggio raggiunto e la retta di degenza.

Contemporaneamente sono state prodotte con il concorso di tutti i medici delle RSA milanesi le “Linee guida per le prestazioni sanitarie in RSA”.

  • potenziamento dei Centri Socio-Ricreativi, dei Centri Diurni Integrati per evitare l’isolamento degli anziani dal contesto del quartiere, potenziamento sotto il profilo della qualità dei servizi di assistenza domiciliare e dei servizi di teleassistenza .
  • avvio di un’iniziativa sperimentale realizzata in collaborazione con i Rotary e l’Associazione Abbeyfield volta a riunire in un unico contesto abitativo con il supporto di una governante una decina di persone anziane parzialmente autosufficienti e per quanto possibile omogenee, che condividono spazi e servizi comuni, pur abitando in stanze separate, ognuna servita da un proprio bagno e arredata con proprio mobilio.
  • istituzione di uno sportello unico socio-sanitario per aiutare gli anziani bisognosi, creare un’integrazione socio-sanitaria e coordinare necessità che competono all’ambito sociale e all’ambito sanitario
  •  istituzione di un Call Center Anziani per assistere gli anziani e le loro famiglie prestando consigli e aiuto alle loro richieste di intervento.
  • istituzione dei Custodi Sociali, presidio innovativo molto apprezzato per il supporto psicologico e logistico alle persone anziane che vivono sole e con basso reddito nelle periferie milanesi. L’iniziativa, realizzata sperimentalmente in 4 quartieri di Milano (Stadera, S. Siro, Gratosoglio e Niguarda), è estesa oggi a 50 postazioni capaci, oltre che di dare un supporto alla necessità quotidiane concrete, anche di prestare un’attenzione e un ascolto alle necessità delle persone anziane più bisognose. Questa nuova figura professionale che si incarica di rilevare attivamente i bisogni degli anziani e di soddisfarli attivando erogatori di servizi pubblici e privati, parrocchie, ASL, reti amicali del quartiere, vigili e poliziotti del quartiere, ALER rientra nella logica di arrivare con tempestività a soddisfare i bisogni essenziali dell’anziano con interventi personalizzati. Nata inizialmente con il solo concorso del Comune di Milano, questa iniziativa è stata successivamente sponsorizzata da un privato, la Fondazione Aventis, Fondazione di un Grande Gruppo Farmaceutico Europeo, consentendo in tal modo ai privati l’opportunità di un ritorno di immagine a seguito di interventi nell’ambito sociale.
  • Inoltre è stata progettata l’idea di dare accesso per gli anziani a basso reddito al banco alimentare e al banco farmaceutico, rendendo disponibili i prodotti relativi in ogni quartiere periferico della città.

Con queste iniziative Milano ha inteso poter contribuire nell’ideare e realizzare modalità innovative per affrontare un problema di grandi dimensioni quale è quello degli anziani nelle grandi città.

 CAMPAGNA BUON NATALE ANZIANI

Per stimolare l’attenzione della città verso i problemi degli anziani in stato di bisogno è stata lanciata nel 1999 un’importante campagna: “Buon Natale Anziani, svoltasi sotto il patrocinio dell’Assessorato ai Servizi Sociali e con l’adesione del Corriere della Sera che collaborò con un’intensa campagna di stampa per richiamare l’attenzione dei cittadini milanesi ai problemi degli anziani. I cittadini hanno risposto con grande generosità a questa iniziativa, offrendosi come sponsor, spesso con l’espressa richiesta di avere il contatto diretto con l’anziano. L’individuazione dell’anziano bisognoso avveniva su segnalazione delle Assistenti Sociali del Comune e gli interventi erano realizzati con il contributo di un gruppo di volontari costituenti un Comitato promotore “Buon Natale Anziani” e con la collaborazione della Fondazione Fratelli S. Francesco d’Assisi.

COSA HA INSEGNATO LA CAMPAGNA BUON NATALE ANZIANI

  • che gli anziani hanno una situazione più grave di quanto si creda
  • che la causa è in parte economica; ma soprattutto mancanza del tessuto sociale
  • che servono nuove soluzioni innovative capaci di affrontare i problemi degli anziani in città, che includano un adeguato fondo anziani e una protezione sociale
  • che servono nuove soluzioni abitative che rompano la solitudine e l’emarginazione degli anziani (tipo alloggi protetti)
  • che serve reinserire l’anziano in una vita lavorativa o comunque attiva
  • che occorre una collaborazione tra Istituzioni (Stato, Regione, Provincia, Comune) e tra queste e la collettività.

Grazie al successo conseguito con questa iniziativa, si è attivato presso l’Assessorato ai Servizi Sociali un Ufficio Emergenza Anziani per raccogliere i bisogni più urgenti (segnalati da Assistenti Sociali, ma anche da parrocchie o privati cittadini e convogliarli sugli Uffici dell’Assessorato, ma anche su potenziali benefattori in un rapporto da privato a privato. Tra le principali iniziative realizzate dall’Ufficio Emergenza Anziani:

  • l’iniziativa “Adotta un nonno” (testimonial Renato Pozzetto e Memo Remigi)
  • inviti a pranzo presso 30 Ristoranti milanesi collegati con l’Associazione Provinciale Milanese Pubblici Esercizi (i pranzi erano gratuiti).
  • “omaggi di pacchi natalizi” e buoni spesa presso i supermercati GS. Tutte queste iniziative erano realizzate con la formula da privato a privato nell’esclusivo intento di sensibilizzare la collettività al problema degli anziani , indigenti e promuovere piccoli e meno piccoli interventi per andare incontro nel periodo natalizio, ma non solo, ad alcuni bisogni e situazioni di estrema solitudine.

Lo sviluppo successivo dell’attività svolta da questo Ufficio ha dato vita all’Associazione Emergenza Anziani che, dietro segnalazione dei Servizi Sociali del Comune e dei Custodi Sociali, si attiva per venire incontro alle necessità degli anziani attingendo dal settore privato le sue risorse.

“Il problema degli anziani è un problema di massa che richiede soluzioni di massa (Virchow), è un problema di tutti che si risolve con il contributo di ognuno, è un problema che esige uno studio e una sperimentazione di strumenti innovativi per evitare provvedimenti inefficaci e perdite di tempo”.

PROVVEDIMENTI CONTRO LA GRAVE EMARGINAZIONE

  • Progetto Stazione Centrale per offrire supporto a immigrati, tossicodipendenti, alla popolazione dei senza fissa dimora e a soggetti psichiatrici, migliorando nel contempo l’impatto della stazione su cittadini e passeggeri con la creazione sul posto di un nucleo operativo denominato Centro di Aiuto composto da assistenti sociali, mediatori culturali, educatori e con il contributo di Forze dell’Ordine e di volontari. I compiti sostanziali svolti dal nucleo operativo comprendevano: servizio di accoglienza, osservazione, ascolto, orientamento, presa in carico finalizzata ed avvio verso i servizi convenzionati in rete. Il Centro di Aiuto assume per la prima volta, in via prioritaria ‘la competenza sui senza fissa dimora concepita come fascia trasversale alle etnie, alle nazionalità, alle età, alle condizioni di vita, alle condizioni anagrafiche, alle residenze.
  • Potenzia mento delle strutture di accoglienza rivolte ad una popolazione che necessita semplicemente di un ricovero e non ancora pronta ad accettare un percorso progettuale di reinserimento.

Altri provvedimenti adottati

  • un Centro per la Comunicazione Sociale in collaborazione con la Regione Lombardia e l’Università di Milano col compito di individuare ed attivare i mezzi migliori per raggiungere i diversi target con messaggi e azioni appropriate a ridurre l’uso delle varie droghe (inclusi alcool e tabacco), ma anche a combattere l’AIDS e le malattie sessualmente trasmesse
  • nidi aziendali aperti al quartiere da attivare in grandi complessi ospedalieri o assistenziali della città e dati in gestione al privato sociale, progetto inserito in un più ambio programma di sostegno alla genitorialità.
  • interventi a favore del problema “casa” per ovviare all’acuta necessità di alloggi con un monitoraggio della disponibilità di alloggi sia di case popolari che di privati sfitti
  • provvedimenti per aumentare le possibilità di “lavoro” con iniziative volte ad attivare l’imprenditorialità giovanile e proposte al Governo di stabilizzare il rapporto di lavoro del personale extracomunitario
  • tutela della maternità con sostegno alle donne in gravidanza con difficoltà economiche che rinunciassero ad abortire con una sperimentazione avviata con un intervento economico di L. 1.000.000 mensili fino al compimento di 1 anno del figlio nato
  • progetto Koinè, una postazione sperimentale nel quartiere di via Ponale; si tratta di un servizio di prossimità (gestito in parte anche con famigliari dei pazienti) per il sostegno ed il monitoraggio del malati psichici, raccordato ai Servizi di Igiene Mentale.

LA CAMPAGNA BUON NATALE ANZIANI

Un’esperienza utile per capire meglio il problema degli anziani a Milano

Prof. Girolamo Sirchia

Assessore ai Servizi Sociali e alla Persona del Comune di Milano

La campagna “Buon Natale Anziani” ha inteso costituire un gesto di solidarietà verso gli anziani di Milano, ma nel contempo ha avuto l’effetto di

1)              richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica e delle istituzioni sui problemi dell’età avanzata

2)              dimostrare la necessità di rimedi strutturali per fronteggiare questa nuova situazione

3)              far emergere più compiutamente il numero e i problemi degli anziani a Milano.

Questi problemi sono infatti mal conosciuti non solo dalla gente comune, ma anche dal Comune di Milano, che eroga le proprie prestazioni socio-assistenziali solo alle persone in stato di bisogno, che direttamente o indirettamente richiedono tali interventi. Non esiste invece una mappatura degli anziani a Milano e dei loro bisogni e poiché molta parte di questa popolazione non ha la forza o la capacità di far valere i propri diritti, essa viene inesorabilmente sospinta ai margini del sistema e trascurata.

Questo fenomeno di marginalizzazione è probabilmente anche alla base del ritardo con cui l’Italia si trova ad affrontare l’invecchiamento della popolazione ed i suoi problemi.

La campagna lanciata nel periodo 1.12-31.12.1999 è stata sostenuta dal Corriere della Sera pressoché giornalmente con ampia cronaca e informazione. Presso l’Assessorato ai Servizi Sociali del Comune di Milano è stato allestito un apposito Ufficio che ha stimolato i Centri Multifunzione Anziani (CMA) comunali, ma anche altre istituzioni a segnalare i casi più eclatanti di anziani in difficoltà, rivolgendosi quindi ai privati della città per richiedere loro di intervenire a risolvere tali difficoltà tramite interventi diretti, versamento di denaro o affido a distanza di anziani per un periodo determinato.

La logistica dell’operazione comprende, oltre al citato Ufficio (retto con la collaborazione di 4 volontari) e all’interessamento degli Assistenti Sociali dei CMA, la realizzazione di un apposito programma informatizzato di match delle domande e delle offerte e di un sito Internet gentilmente attivato dalla rivista Vivereoggi. La Fondazione dei Fratelli di S. Francesco d’Assisi si è messa a disposizione come base di appoggio dell’iniziativa.

In 30 giorni di attività sono pervenute da 330 anziani richieste che variano da beni di consumo a interventi di risanamento della casa, da assegni integrativi per il pagamento delle bollette, all’acquisto di farmaci e presidi medici. Offerte di intervento sono giunte da 402 soggetti privati, per lo più persone, e meno frequentemente da Enti privati. Dodici persone si sono offerte di sostenere economicamente con un assegno mensile ed un rapporto personale 18 persone anziane in stato di bisogno. Questa iniziativa di affido viene promossa e sostenuta dal Comune con la collaborazione dell’attore Renato Pozzetto in veste di testimonial.

Oltre il Natale

L’iniziativa prosegue anche dopo Natale. Al termine di gennaio 2000, dopo 2 mesi di attività, le richieste pervenute sono oltre 600 da parte di 437 anziani.

Entrando più nel dettaglio delle richieste, si osserva che 28% di queste riguardavano beni (elettrodomestici, arredo, capi di abbigliamento, occhiali), 11% interventi di miglioramento dell’alloggio (imbiancatura, revisione impianti, rifacimento bagni, trasferimento in altro alloggio), 16% viveri a domicilio sotto forma di pacco, buono spesa, cibi caldi, 175 (27%) le richieste di anziani che chiedono un aiuto economico per il pagamento di bollette, affitto, farmaci, 11% le richieste per assistenza alla persona e alla casa, compagnia, relazioni sociali, viaggi, etc. Fino ad oggi le richieste evase attraverso gli Assistenti Sociali competenti sono 365, pari a circa il 60% del totale, con il concorso di 250 sponsor, 20 dei quali sono impegnati nell’affido a distanza di 34 anziani.

Un rendiconto puntuale e aggiornato è disponibile al sito Internet http://www.vivereoggi.org/buonnataleanziani/index.htlm.

Visitando personalmente alcuni di questi anziani abbiamo potuto rilevare come la vita dell’anziano nelle Case Popolari sia talora assai difficile per la necessità di coabitare con persone che ben poco si curano di stabilire un buon rapporto sociale e che a volte hanno comportamenti veramente censurabili. Ci siamo pertanto convinti della necessità di assicurare agli anziani un alloggio protetto, ovvero abitazioni che fanno riferimento ad una vigilanza sociale e usufruiscono di servizi comuni (lavanderia, mensa, disbrigo pratiche, governo della casa) sul modello di appositi insediamenti abitativi già sperimentati in altri paesi.

In condizioni abitative migliori e socialmente vigilate crediamo che la qualità di vita degli anziani potrebbe migliorare sensibilmente, e ciò potrebbe valere sia per gli anziani bisognosi a spese del Comune sia per gli anziani economicamente più agiati a proprie spese. Uno studio in tal senso è stato avviato in collaborazione con l’Arch. Piano congiuntamente dai Servizi Sociali e dal Decentramento.

In sintesi estrema la campagna Buon Natale Anziani ci ha insegnato:

– che gli anziani hanno una situazione più grave di quanto si creda

– che la causa è in parte economica, ma soprattutto mancanza del tessuto sociale

– servono quindi nuove soluzioni innovative capaci di affrontare i problemi degli anziani in città, che includano a) un adeguato fondo anziani + b) protezione sociale

– servono nuove soluzioni abitative diverse dalle Case Popolari e dalle case tradizionali che rompano la solitudine e l’emarginazione degli anziani (alloggi protetti, etc.)

– serve reinserire l’anziano in una vita lavorativa.

I bisogni degli anziani in una grande città sono numerosi, non ben conosciuti e destinati a crescere. Per soddisfarli è necessaria una collaborazione tra Istituzioni (Stato, Regione, Provincia, Comune) e tra queste e la collettività; il problema degli anziani è un problema di massa che richiede soluzioni di massa (Virchow), è un problema di tutti che si risolve con il contributo di ognuno, è un problema che esige uno studio e una sperimentazione di strumenti innovativi per evitare provvedimenti inefficaci e dannose ulteriori perdite di tempo.

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