Raccolta e bancaggio

Raccolta e bancaggio del sangue del cordone ombelicale in Italia

Milano Cord Blood Bank, Centro di Medicina Trasfusionale, Terapia Cellulare e Criobiologia, Fondazione IRCCS Ospedale Maggiore Policlinico, Mangiagalli e Regina Elena, Milano

Il sangue del cordone ombelicale è il sangue che rimane nella placenta al termine del parto. Si tratta mediamente di circa 100-150 millilitri di sangue, appartenenti alla circolazione del neonato, che fino a pochi anni fa venivano eliminati fra i rifiuti ospedalieri assieme alla placenta. Negli anni ’70 alcuni fondamentali studi di Hal Broxmeyer hanno dimostrato che il sangue placentare è un materiale biologico assai prezioso, perché contiene una quantità di cellule staminali emopoietiche (le cellule che generano i globuli rossi, i globuli bianchi e le piastrine) sufficienti a ricostituire il midollo osseo di pazienti affetti da gravi malattie del sangue come la leucemia, il linfoma, la talassemia, alcune forme di deficit immunitari. Questi studi hanno stimolato lo sviluppo di programmi di raccolta, caratterizzazione, congelamento e distribuzione a scopo terapeutico del sangue placentare (Cord Blood Banking) in numerosi Paesi.

Già tre quarti di secolo fa, peraltro, si discuteva della possibilità di allestire in Italia un programma di raccolta e conservazione sistematica del sangue placentare allo scopo di reperire una preziosa risorsa per le trasfusioni necessarie in medicina e chirurgia. E’ infatti del 1934 la presentazione di questa proposta dei prof. Ascoli e Vercesi, discussa in occasione di un convegno scientifico delle cliniche di medicina interna, ostetricia e ginecologia dell’Università di Palermo (1). Come documentato nei decenni successivi dallo sviluppo di efficienti sistemi trasfusionali nazionali e internazionali basati sulla donazione volontaria e gratuita del sangue da parte di donatori adulti, l’impiego trasfusionale del sangue placentare, ipotizzato anche da alcuni autori inglesi nel 1939, non ha trovato riscontri applicativi consistenti e numericamente importanti, forse con l’eccezione di alcune recenti e positive esperienze in India.

In Italia, la prima esperienza di raccolta e bancaggio sistematico del sangue placentare su vasta scala venne avviata dal prof. Girolamo Sirchia nel 1993, con la realizzazione della Milano Cord Blood Bank (2). Nello stesso periodo avevano avviato l’attività anche le banche di New York e Dusseldorf. Questi programmi seguivano da pochi anni il primo trapianto di sangue placentare da donatore familiare compatibile, eseguito nel 1988 a Parigi con successo da Eliane Gluckman su un paziente pediatrico affetto da anemia di Fanconi. Negli anni successivi, grazie agli sforzi congiunti di molte banche e allo sviluppo di registri informatizzati per la selezione delle donazioni sulla base della compatibilità e della dose cellulare adeguata, sono stati avviati i primi programmi di trapianto da donatore non familiare, con un contributo significativo della Duke University.

Numerose altre banche del sangue placentare hanno iniziato l’attività in Italia negli anni ’90. Diversamente da altri Paesi, nei quali le strutture di bancaggio sono state fortemente centralizzate nel contesto di ampie reti di raccolta distribuite sul territorio, in Italia è prevalso un modello di banca regionale, che ha ridotto la disponibilità di risorse per ogni banca.

Alla metà degli anni ’90 le principali banche allora operative (Milano, Torino, Padova, Firenze, Roma, Pavia) hanno formato il Gruppo per la Raccolta e l’Amplificazione delle Cellule Emopoietiche (GRACE), che ha definito una serie di protocolli comuni e nel quale la banca di Milano ha gestito le attività di registro nazionale fra il 1996 e il 2005. Nel 2006 l’attività di registro del sangue placentare è confluita nel Registro Italiano Donatori di Midollo Osseo (Italian Bone Marrow Donor Registry – IBMDR) di Genova, che attualmente svolge tale funzione per tutte le banche italiane.

Il Cord Blood Banking è regolato in Italia dalla legge trasfusionale 219 del 2005 e dall’ordinanza del Ministero della Salute del 26 febbraio 2009, che, confermando analoghe precedenti ordinanze, proibisce l’apertura di banche private nel territorio nazionale italiano e attribuisce alle banche accreditate dalle Regioni le funzioni di raccolta delle donazioni solidaristiche per trapianto da donatore non familiare e di quelle dedicate al trattamento di un familiare affetto da una malattia curabile con il trapianto di sangue placentare.

Nel corso degli ultimi anni le attività delle 18 banche italiane sono state documentate tramite un rendiconto annuale gestito dal Centro Nazionale Trapianti e, più recentemente, dal Centro Nazionale Sangue. I dati del 2008 indicano un inventario nazionale di 26.593 unità raccolte in 290 sale parto, 890 delle quali risultano essere state trapiantate nel periodo compreso fra l’inizio delle attività di ogni banca e il 2008. Fra le 18 banche italiane, le banche di Milano e Pavia, che costituiscono la Banca del Sangue Placentare della Regione Lombardia, sono state accreditate dalla Foundation for the Accreditation of Cellular Therapy, l’ente nordamericano che rilascia l’accreditamento al Cord Blood Banking di maggiore qualità e prestigio a livello internazionale.

Molte banche del sangue placentare italiane ricevono un significativo supporto per le proprie attività di servizio e ricerca dall’Associazione Italiana Donatrici Sangue Cordone Ombelicale, che ha sedi a Roma e in molte Regioni. Il costo delle attività delle banche italiane del sangue placentare è stato stimato corrispondere a circa 10 milioni di euro/anno.

Bibliografia

  1. M. Ascoli, C. Vercesi. Impiego del sangue placentare per la trasfusione. Boll Soc Ital Biol Sperim 1934; IX, 814.
  2. Lazzari L., Corsini C., Curioni C., Lecchi L., Scalamogna M., Rebulla P., Sirchia G. The Milan Cord Blood Bank and the Italian Cord Blood Network. J Hematother 1996;5:117-22.

 

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