Bilancio del Governo Monti

Sia a destra che a sinistra molti ormai si sono resi conto che Monti ha governato male. E’ vero che nel novembre 2011 ha trovato un Paese in crisi, ma oggi lo lascia ai limiti della depressione economica. Se ne sono accorti per primi gli imprenditori quando hanno dovuto fronteggiare le iniquità delle banche (che si occupano di finanza anziché di assicurare il credito alle imprese e alle famiglie) e dello Stato (che oltre ad imporre tasse insopportabili, usa due pesi e due misure quando è creditore o debitore, e attraverso il fisco perseguita i cittadini incurante delle loro sofferenze); ben presto se ne sono accorti i dipendenti delle imprese che hanno dovuto lasciare a casa il personale; i giovani che non trovano lavoro; i cittadini tutti, che hanno visto calare il loro potere d’acquisto, aumentare i prezzi dei generi di prima necessità e dei servizi pubblici; che hanno dovuto pagare una tassa esosa sulla prima casa, e così via. Che cosa è successo in un solo anno? I fattori causali sono più d’uno, ma Monti ha polarizzato la sua attenzione sul debito pubblico tentando di ripianarlo in tempi brevi e puntando tutto su un incremento delle entrate (leggi tasse e lotta all’evasione fiscale) senza porre alcun freno serio alla spesa dello Stato, notoriamente eccessiva e sprecona. Egli ha dato inoltre poco peso al fatto che, a fronte di un debito pubblico indubbiamente troppo alto (circa 2.000 miliardi), l’italia aveva un PIL ancora elevato e non vi era quindi necessità di anticipare di 2 anni il risanamento del debito previsto per il 2014 assumendo un impegno (circa 50 miliardi l’anno) che non può ragionevolmente essere onorato se non ricorrendo a sacrifici molto pesanti. Le conseguenti azioni intraprese hanno così precipitato l’economia reale del Paese in una situazione grave senza che per questo il Governo desse segno di preoccuparsi e correggesse la sua rotta; peraltro la speculazione finanziaria continua come prima senza regole, la politica e la burocrazia pubblica e l’architettura ridondante dello Stato e del parastato continuano ad assorbire risorse in modo abnorme.
In definitiva quindi si può parlare di strategie discutibili se non controproducenti e alla stessa conclusione è giunto recentemente l’FMI (rapporto di Olivier Blanchard al recente World Economic Outlook). Monti invece ritiene di aver salvato l’Italia, si compiace della credibilità ottenuta in Europa assecondando gli interessi non italiani, affida al mitico spread il ruolo di indicatore di successo; e tutto questo con una prosopopea tutta accademica. Mi viene in mente a questo proposito il detto popolare che definisce l’accademico come colui che insegna ciò che non sa fare. Oggi siamo così in condizioni ancora più gravi di un anno fa, gli Italiani temono il futuro, temono lo Stato (che considerano nemico) ed il suo fisco, temono nuovi provvedimenti già annunciati (ad esempio il redditometro), temono per sé e per i propri figli. Depressione psicologica oltre che economica, pessimismo, inerzia. Di luce in fondo al tunnel non se ne vede proprio. Anche l’Europa ci ha deluso e ci ha deluso Monti in Europa: invece di puntare i piedi e difendere gli interessi italiani si è allineato agli interessi forti, forse per riuscire più gradito o forse per spianare la strada ad una sua candidatura alla Presidenza della Commissione Europea quest’anno. Adesso andremo a votare; non credo che Monti avrà molti consensi, e lo scontro continuerà ad essere tra Sinistra e Destra. E’ cambiato tutto e non è cambiato nulla. Le televisioni continuano a proporre solo politici e giornalisti: il parere degli altri, e particolarmente degli Italiani che con il loro lavoro continuano a sostenere il Paese, non conta. I depositari del pensiero sono quasi solo i giornalisti al servizio di questo o quel potentato. Il popolo subisce in silenzio perché non gli è data voce; conta solo nel momento del voto e subito dopo sparisce nel nulla, invisibile e irrilevante per la politica. Esso oggi assiste ad una indecorosa guerra tra i partiti e i loro uomini per la conquista del potere, del benessere e dei privilegi, senza quartiere e senza vergogna. Un déjà vu per tutti noi che non finisce di offenderci perché costituisce una colossale presa in giro del cosiddetto popolo sovrano! Il solo aspetto veramente nuovo è che oggi gli Italiani sono stanchi delle vecchie formule e delle vecchie facce e alcuni cercano di organizzarsi in Movimenti, Gruppi di Opinione, Partiti che siano davvero desiderosi e capaci di cambiare le cose. Ovviamente tutto questo richiede tempo e maturazione degli eventi. Noi con “Italia equa e solidale” non ci diamo scadenze immediate: dobbiamo crescere e organizzarci. Siamo in cammino, come altri Movimenti, e per ora ci limitiamo a costituire un “Gruppo di opinione”, una “minoranza profetica”. Forse ciò può servire poco all’Italia, ma credo sia un dovere morale cercare di contribuire al risanamento del nostro Paese invece di limitarsi alla critica e alle lamentele senza far nulla. Pensiero e azione dunque. Spero che anche Voi siate di questo parere.

Girolamo Sirchia

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