Abbandonare le pratiche mediche inutili: il ruolo delle Società Medico-Scientifiche

Vi sono nuove pratiche mediche che non sono più efficaci di quelle più antiche ma continuano ad essere usate malgrado costino di più o causino danno. E’ questo un settore dove le Società Scientifiche più hanno titolo e ruolo per intervenire e correggere.

Tra i molti esempi:

1) gli estro-progestinici per la prevenzione delle malattie cardiovascolari in menopausa;
2) calcio e vitamina D per la prevenzione delle fratture;
3) vitamina E per la prevenzione dei tumori o delle malattie cardiovascolari;
4) trattamenti di rivascolarizzazione coronarica nelle coronaropatie stabili;
5) il rosiglitazone nel trattamento del diabete di tipo 2;
6) artroscopia per l’osteoartrite del ginocchio;
7) la vertebroplastica per il trattamento dell’osteoporosi vertebrale;
8) il controllo troppo rigido della glicemia;
9) l’olio di pesce per la prevenzione delle malattie cardiovascolari;
10) lo screening per evidenziare il diabete di tipo 2 e molte altre pratiche mediche inutili: mai come in questi casi less is more.

(Wang TM et al. Responses of specialist societies to evidence for reversal of practice. JAMA Intern Med 175, 845-48, 2015)

Una mela al giorno

Il detto “una mela al giorno leva il medico di torno” ha una base scientifica.

Uno studio dimostra infatti che chi consuma una mela al giorno assume meno farmaci di chi non l’assume. Forse quindi è meglio dire “una mela al giorno leva il farmacista di torno”.

(Davis MA at al. Association between apple consumption and physician visits. Appealing the conventional wisdom that an apple a day keeps the doctor away. JAMA Internal Med 175, 777-83, 2015)

De-prescrivere i farmaci nell’anziano

Di fronte ad un paziente anziano che lamenta un disturbo e che già assume molti farmaci il medico non deve chiedersi “che farmaco devo prescrivere” ma “quali farmaci posso sospendere”.

(Scott IA. Reducing inappropriate polypharmacy. The process of de-prescribing. JAMA Intern Med 175, 827-34, 2015)

Il mal di schiena

Il mal di schiena acuto è una malattia con una forte componente psichica: il paziente teme di rimanere invalido e di aggravarsi nel tempo, mentre in realtà la sintomatologia più spesso migliora entro 1 mese e solo in pochi casi diventa cronica e resistente al trattamento. Da notare, in particolare, che non esiste una buona correlazione tra l’intensità del dolore e la presenza e severità dei segni radiologici di degenerazione.

Tutto questo va spiegato bene al paziente, che deve essere rassicurato in particolare sul suo futuro e sulla evoluzione della malattia così da non auto-limitare la sua vita lavorativa e sociale e favorire con il pessimismo l’evoluzione del dolore verso la cronicità. Il medico deve incoraggiare il paziente a rimanere attivo e a praticare movimento fisico e a non abbandonarsi al catastrofismo o alla tentazione di continuare ad effettuare inutili e dannosi esami radiologici e di laboratorio.

(Chou R. Reassuring patients about low backpain. JAMA Intern Med 175, 743-44, 2015)

Le fusioni

Molti ritengono che l’accorpamento e fusione di strutture anche sanitarie comporti vantaggi e risparmi. Più spesso non è così, ma l’esatto contrario: i costi aumentano e la qualità diminuisce. In altri termini non si realizzano le merger-specific efficiencies attese perché non sono state ben studiate e ben pianificate le conseguenze della fusione.

Se poi il risultato è di ridurre la competizione tra gli erogatori di servizi sanitari, si otterrà solo un aggravio economico per chi deve pagare i servizi stessi.

(Leemore D e Lee TH. The good merger. NEJM 372, 2077-79, 2015)