La sfida delle malattie croniche

Le malattie croniche sono in aumento. Esse infatti sono particolarmente legate all’invecchiamento della popolazione, che continua a crescere. Questo aumento comporta un aumento dei costi per la società, e il rischio è che diventi economicamente insostenibile. Questo fenomeno si associa ad un rapido aumento della popolazione mondiale, provocato dalla grande prolificità delle popolazioni più povere e quindi costrette anche a vivere in condizioni disagiate, che notoriamente peggiorano le condizioni di salute.

La salute è infatti legata a 3 tipi di fattori determinanti:
1. le cure erogate (la sanità delle cure)
2. i fattori modificabili (specie obesità, fumo, tipo di alimentazione, sedentarietà)
3. i determinanti socio-economici.

Alla luce di questi dati, risulta urgente mettere in atto quei provvedimenti che possono rallentare l’invecchiamento accompagnato da cronicità e la crescita della popolazione mondiale.
I determinanti socio-economici sono i più difficili da modificare, anche se è noto che una popolazione più colta e più abbiente è più sana e meno prolifica. Purtroppo il differenziale socio-economico tra le popolazioni è invece in aumento e la povertà è in aumento un po’ dovunque.
Per quanto riguarda la sanità, bisogna ricordare che le cure hanno sulla salute della popolazione una influenza limitata (non superiore al 20%).
Ai decisori politici conviene quindi concentrarsi sui fattori modificabili, che sono in gran parte legati a errati stili di vita e sfavorevoli condizioni ambientali. Entra qui in gioco la capacità e la volontà politica di modificare le cose, tenendo presente che lo status quo è sostenuto da forti interessi economici di gruppi a sfavore della collettività. La limitazione dell’uso del tabacco è un paradigma di questo contrasto. Il fumo non è necessario all’uomo e determina conseguenze gravi: in Italia esso provoca circa 70.000 morti l’anno e oltre 2 milioni di cronici che per anni gravano con crescente peso sulla economia nazionale. Le coltivazioni di tabacco inoltre sono causa di danni ambientali assai rilevanti. Il comparto tuttavia è fortemente difeso dai produttori e da coloro che vi lavorano e la politica è spesso molto debole nel regolare e ridurre i consumi di questo prodotto.
La situazione è ancora più complessa nel caso dell’epidemia di obesità e diabete che consegue ad una alimentazione eccessiva e scorretta, legata in gran parte al consumo di cibi processati industrialmente, sapidi e di costo contenuto, che libera le persone dalla necessità di cucinare e che è sostenuto da un’offerta molto attraente e da una pubblicità battente. Purtroppo anche i bambini sono coinvolti in questa epidemia e già dai 2-3 anni di età parte di essi in Italia cominciano a sviluppare obesità e poi diabete di tipo 2, che se persistono fino alla adolescenza e oltre divengono irreversibili e provocano complicanze anche gravi già in giovane età adulta e per molti anni a venire.
Malgrado queste evidenze è molto difficile modificare oggi le cose, stante che le abitudini delle persone sono mutate e il settore garantisce lavoro ad una gran fetta di popolazione. A ciò si aggiunga che la pubblicità nell’ordinamento europeo non è regolabile e tanto meno contenibile.
Alla sanità non resta che investire sulla prevenzione, sia essa primaria che secondaria, e sulla gestione proattiva dei pazienti cronici. Per quanto riguarda la prevenzione primaria, sembra oggi vantaggioso utilizzare i metodi di Screen and Treat, ossia quei metodi a basso costo che consentono di individuare nei soggetti che si presumono sani coloro che hanno la predisposizione ad ammalare di una certa patologia cronica (tipicamente il diabete di tipo 2 e le malattie cardiovascolari) così da concentrare su di essi sia il counselling che le cure in modo proattivo, continuativo e gestito da case manager che si prendano cura dei soggetti e li accompagnino nel percorso di modifica dei loro stili di vita e di prevenzione della comparsa clinica della malattia e prevenzione delle sue complicanze. A ciò provvede in modo adeguato la cosiddetta “presa in carico” dei cronici da parte della medicina territoriale (Casa della Salute o analoga) con relativo piano di cura e assistenza, ossia interventi sanitari integrati con interventi sociali, quali sono i servizi alla persona e alla casa, il monitoraggio delle condizioni di vita, la prevenzione dell’esclusione sociale, il degrado psico-fisico della persona, ecc. Si tratta di distinguere nettamente il modello di cura del cronico da quello dell’acuto, cambiando per il primo il paradigma attuale di una medicina di attesa per trasformarlo in medicina proattiva o di iniziativa; cambiamento niente affatto semplice e assai costoso, che deve attuarsi di pari passo con un forte impegno nella prevenzione primaria, tesa a contenere la crescita e i costi della patologia cronica onde evitare che questa crescita renda insostenibile economicamente il sistema. La Regione Lombardia ha lodevolmente intrapreso questo percorso, che non potrà comunque essere realizzato in tempi brevi e che necessita di un periodo di sperimentazione su scala limitata e di un approccio scientifico per essere valutabile in termini di efficacia e di costo.
In pochi anni lo scenario e il quadro epidemiologico sono mutati in tutto il mondo e solo se sapremo affrontare le nuove situazioni con consapevolezza e pragmatismo potremo affrontare le nuove sfide e risolvere i problemi che sono davanti a noi.

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