La lotta al fumo

Due tra i fatti più recenti:

  1. una recente indagine dell’Espad (European School Survey Project on Alchool and other Drugs – www.espad.org) ha indicato che il 23% dei ragazzi  di 15 – 16 anni  ha fumato sigarette all’età di 13 anni o meno, il 21% sono fumatori attuali (in quanto hanno fumato nei 30 giorni precedenti) e il 10% ha fumato tutti i giorni, senza significative differenze tra maschi e femmine. Questi valori sono più elevati dei precedenti rapporti, iniziati nel 1995, e si riferiscono a 25 nazioni europee.                L’Italia si colloca ai più alti livelli della scala.
  2. Australia e Irlanda hanno vinto nel trial internazionale intentato dai produttori di tabacco contro i pacchetti anonimi.

Entrambi i fatti dimostrano che a) alcuni Stati dimostrano di contrastare il fumo in modo oggettivo. Anche in USA peraltro la lotta al tabacco da parte delle Istituzioni è stata abbastanza rilevante dal 2009 al 2016 (vedi Allegato 2); b) l’Italia non è tra questi: questa seconda affermazione è sostenuta da diversi altri fatti.  E cioè il numero dei fumatori in Italia non cala in modo significativo e anzi sembra crescere nei giovanissimi e nelle donne (indagine 2015 dell’Espad) e certo una causa risiede nel fatto che il contrasto istituzionale all’azione dei produttori di sigarette è quasi assente. Guardiamo i fatti.

  1. L’Italia è il più grande produttore di tabacco europeo e nulla viene fatto per convertire le colture.
  2. È stato rinnovato l’accordo tra Governo e Produttori di sigarette perché questi acquistino tutta la produzione italiana a prezzo prefissato. Persistono incentivi pagati dai produttori di sigarette ai coltivatori per il miglioramento del prodotto.
  3. La Philip Morris ha realizzato uno stabilimento a Crespellano (Bologna) per la produzione di una sigaretta senza combustione, e lo stabilimento è stato inaugurato dal Presidente del Consiglio il 23 settembre 2016.
  4. I produttori di sigarette continuano ad erogare denaro alle Istituzioni pubbliche italiane per progetti di ricerca.
  5. I controlli sull’osservanza del divieto di fumo nei locali pubblici e luoghi di lavoro sono quasi del tutto cessati, mentre altri divieti come quello di gettare al suolo i mozziconi (prevista dal collegato ambientale L. 221/2015) non sono per nulla osservati.
  6. Il progressivo aumento delle aree libere dal fumo (luoghi assembrati, auto, ecc.) non è stato implementato, né è stato implementato un significativo aumento del prezzo delle sigarette.
  7. Il coinvolgimento delle scuole attraverso un programma di educazione sanitaria di studenti, insegnanti e famiglie è molto limitato.
  8. Non esiste alcuna iniziativa valida di marketing sociale pubblico per modificare l’atteggiamento dei giovani verso il tabacco (né verso alcool, gioco d’azzardo, ecc.). Al contrario il Parlamento sta esaminando una proposta di legge di legalizzazione della cannabis e quindi di “normalizzazione” dell’uso di droghe.
  9. Non mi sembra vi sia alcun sostegno alle iniziative pubbliche e private di contrasto al fumo inclusi i centri antifumo.
  10. Nei film e nelle fiction gli attori continuano a fumare malgrado sia noto che questo induce gli spettatori, specie i più giovani, a seguire l’esempio.

Non so a voi, ma a me tutto questo suggerisce che le Istituzioni italiane non hanno alcun serio impegno a contrastare il fumo di tabacco; possiamo definire questo atteggiamento come mancanza di coraggio o malpratica istituzionale o interesse. In realtà lo Stato italiano incassa ogni anno circa € 13,5 mld dalle accise sul tabacco, e ne spende circa 7,5 in spese sanitarie e altrettanti in assenza dal lavoro; ma le seconde sono in buona parte a carico delle imprese o altri enti e quindi entrano solo in parte nel passivo del bilancio dello Stato, oppure si tratta di debolezza nei confronti degli interessi economici di singoli o di gruppi. Certo è che le multinazionali del tabacco continuano a investire grandi capitali nella promozione dei loro prodotti e nelle azioni lobbistiche (vedi anche il sito Legacy Tobacco Documents Library). Ritorna alla mente la famosa frase del Cardinale Richelieu “Gli Stati non hanno principi, ma solo interessi”.

È amaro comunque considerare, in conclusione, che la salute pubblica e il futuro di molti giovani sono subalterni agli interessi economici e politici.

Alla luce di queste evidenze non fa meraviglia che l’Italia ha rischiato di essere esclusa dalla conferenza delle Parti (COP 7) dell’OMS degli aderenti alla Convenzione Contro il Tabacco di Nuova Delhi (7-12 novembre 2016) pur essendo uno dei 170 Paesi che ha sottoscritto la Convenzione Quadro per il controllo del tabacco, che all’art. 5.3 obbliga alla trasparenza tra Istituzioni pubbliche e industria del tabacco (Huffington Post UK, Agosto 2016).

ALLEGATO 2: La lotta istituzionale al tabacco in USA

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