Il Governo clinico

Per governo clinico si intende l’ordinato insieme di strumenti e processi organizzativi e gestionali finalizzato al miglioramento continuo della performance sanitaria, intesa come quantità, qualità e costi dei servizi sanitari erogati (Degeling PJ et al – Making clinical governance work. BMJ 329, 679-81, 2004). L’aggettivo clinico implica che tale gestione debba essere lasciata ai medici, ed in particolare ai dipartimenti e ai loro responsabili.

E, dato che responsabilità significa anche poteri e libertà di azione1, il binomio poteri-responsabilità nelle mani del capo dipartimento è un prerequisito essenziale della accountability (o responsabilizzazione) dei capi dipartimento, in analogia a quanto accade per i direttori di divisione nell’industria. E qui ci si scontra con l’impostazione politica della sanità pubblica italiana, che sta procedendo in senso opposto e ha fatto di tutto per limitare ai medici il loro ruolo di leader nell’organizzazione sanitaria; oggi infatti il medico nella cosiddetta azienda sanitaria è schiacciato tra la direzione generale (di nomina politica) al di sopra2 e dal tentativo del personale sanitario non medico di non dipendere più dal medico, ma anzi quasi di competere con esso per la gestione dei pazienti e dei dipartimenti. La figura del primario inoltre è stata fortemente ridimensionata e la stessa definizione è stata abolita e sostituita da altre terminologie complesse e incomprensibili per i pazienti. La logica del collettivismo di antica memoria si è imposta ai medici senza peraltro che questi sapessero organizzare una reazione unitaria a difesa della loro dignità professionale. Anche il dipartimento è stato male impostato: non la unitaria collaborazione dei servizi di diagnosi e cura per affrontare una patologia d’organo (ad es. liver unit), ma accorpamenti variabili, a volte aree ingestibili perché troppo eterogenee o troppo grandi; ogni regione si è data la sua organizzazione, smembrando il servizio sanitario in realtà diverse, a volte confliggenti con la legge dello stato, spesso male organizzate, improvvisate e peggio gestite, a dimostrare in molte regioni la scarsa conoscenza dei problemi sanitari e delle soluzioni adottate nel mondo per risolverli.

Nessuna regione peraltro ha ritenuto di dover delegare ai dipartimenti, parte dei poteri delle direzioni generali, e in particolare negoziare obiettivi di quantità, qualità e spesa con i responsabili e lasciare a questi la libertà di ordinare la spesa, gestire tutto il personale medico e non medico del dipartimento, responsabilizzandoli circa i risultati. Poca conoscenza, logiche di potere e sotto governo, debole consapevolezza dei medici sono la causa della totale assenza di governo clinico nella sanità italiana.

 

Note

1   L’autonomia dei medici è la loro libertà di determinare le  modalità di esercitare la professione e i modi di curare i malati, con la finalità di promuovere il benessere del paziente, in accordo con quest’ultimo e nel rispetto della migliore evidenza medica e degli standard professionali (Emanuel EJ, Pearson SD – Physician autonomy and health care reform. JAMA 307, 367-68, 2012)

2   La professione medica è oggi compromessa dall’efficientismo tecnologico, dalla integrazione organizzativa (che riduce la sua personale responsabilità) e dal profitto economico.

Ne deriva la mortificazione del prossimo, che sbiadisce come persona, imprigionato spesso dalla burocrazia, e ciò vale in particolare quando la Sanità assume logiche aziendali.

(Fumagalli A. – Livelli di responsabilità nella pratica professionale. Aggiornamenti sociali 212-221, marzo 2012)

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3 thoughts on “Il Governo clinico

  1. Allora aboliamo i dipartimenti utili soltanto a “governare” le UU.OO. attraverso la logica del potere concesso ai direttori di dipartimento minacciati di una remissione del mandato. Ogni primario sia responsabile del suo reparto e ne risponda direttamente al Direttore Generale. Gian Angelo Marra

  2. forse i Primari dovrebbero darsi un po’ più da fare a far approvare da Balduzzi un serio governo clinico invece che preoccuparsi prevalentemente di problemi pensionistici. Bortolo Martini

  3. “La logica del collettivismo di antica memoria si è imposta ai medici ” …Quanto è vera questa affermazione!!! la figura del Dirigente Unico ne è la prova!!!! Ed è la stessa logica per la quale un magistrato appena entrato di per se è in Cassazione!!!
    Dobbiamo tornare indietro in moltissime cose e forse con il decreto Balduzzi sulle nomine dei Primari lo si sta facendo sottraendoli alla politica

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